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  • Chi è il preposto per la sicurezza?

    Per definire la figura professionale del preposto possiamo richiamare la definizione tratta dall’art. 2 del D. Lgs. 81/08 che definisce il preposto per la sicurezza come: “la persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa”. Quindi... Il preposto per la sicurezza è una persona che svolge le funzioni proprie del “capo”, cioè: sovrintende alle attività lavorative svolte dai lavoratori, garantisce l'attuazione delle direttive ricevute dal dirigente o dal datore di lavoro, controlla la corretta esecuzione delle direttive stesse da parte dei lavoratori. Il preposto per la sicurezza assolve, quindi, ad una funzione organizzativa, in base al settore nel quale l’azienda opera lo stesso avrà sempre la stessa responsabilità ma verrà definito con nomenclature differenti. Per esempio, negli uffici, nei cantieri, nelle officine, nelle squadre di manutenzione, ecc. e coincide con quei soggetti chiamati: capo squadra capo produzione capo linea capo reparto capo turno capo cantiere Il preposto ha potere di iniziativa, ciò permette di attuare una dinamica collaborativa atta a garantire la massima sicurezza possibile, il che gli impone di attivarsi in qualsiasi situazione per garantire la sicurezza degli altri lavoratori. Il preposto, infatti, assume un ruolo di “garante” della sicurezza e della salute degli altri lavoratori. Quali sono gli obblighi del preposto per la sicurezza? Gli obblighi del preposto, in materia di sicurezza sul lavoro, sono indicati dall’art. 19 del D.lgs. 81/2008 e sono: SOVRINTENDERE E VIGILARE sull’osservanza da parte dei singoli lavoratori dei loro obblighi di legge, nonché delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuale messi a loro disposizione e, in caso di persistenza della inosservanza, informare i loro superiori diretti; VERIFICARE affinché soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico; RICHIEDERE l'osservanza delle misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato e inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa; INFORMARE il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione; ASTENERSI salvo eccezioni debitamente motivate, dal richiedere ai lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave ed immediato; SEGNALARE tempestivamente al datore di lavoro o al dirigente sia le deficienze dei mezzi e delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale, sia ogni altra condizione di pericolo che si verifichi durante il lavoro, delle quali venga a conoscenza sulla base della formazione ricevuta; FREQUENTARE appositi corsi di formazione. Quali sono le responsabilità del preposto sulla sicurezza? E quali le sanzioni? Nei confronti del preposto per la sicurezza si possono accertare responsabilità sia civili che penali. In particolare, l’articolo 56 del D.lgs. 81/2008 prevede per il preposto per la sicurezza sanzioni in caso di violazione degli obblighi previsti a suo carico (individuati nell’art. 19 del D. Lgs. 81/08 precedentemente riportato). I reati contravvenzionali indicati nel D. Lgs. 81/08 per il preposto prevedono: l’arresto da uno a tre mesi e/o multe che possono variare, in base alle violazioni, da € 300 a € 2.000 (questi importi vengono periodicamente variati per adeguarli alla perdita di valore del denaro nel tempo). Il preposto come può dimostrare di adempiere ai propri obblighi? E come può segnalare ai propri superiori mancanze o malfunzionamenti dei dispositivi di sicurezza? Il preposto per la sicurezza, per tutelarsi di fronte ad eventuali “accuse”, deve dimostrare di aver adempiuto all’incarico ricevuto. Uno dei modi più efficaci per dimostrare di aver assolto al proprio incarico è quello di ricorrere alle “segnalazioni scritte”, i casi più noti sono: la segnalazione di lacune, malfunzionamenti, manomissioni dei dispositivi di sicurezza delle macchine o dei dispositivi protezione individuali (DPI) e/o collettivi (DPC); Il mancato rispetto delle disposizioni o dei regolamenti aziendali da parte di un lavoratore. Se sei preposto e ti trovi in una di queste due situazioni ti consigliamo di crearti un modulo dedicato con dei processi fissi, tipo una checklist, che può essere compilata in modo “meccanico” così facendo il tuo controllo sarà più minuzioso e potrai concentrarti sui dettagli, che si sa fanno la differenza, e non sul redigere un modulo complesso che lascia spazio a dubbi o perplessità. Make it simple. Il preposto deve essere nominato per svolgere il proprio ruolo? In generale, la legge non impone necessariamente che il datore di lavoro incarichi o nomini formalmente il preposto per la sicurezza, né che tale figura debba essere presente in ogni organizzazione e in ogni azienda. In alcuni casi specifici la legge prevede la presenza del preposto per lo svolgimento di alcune attività specifiche. Ma cosa deve contenere la nomina del preposto per la sicurezza? La legge non dà indicazioni in tal senso, ma come per tutti gli incarichi, anche in questo caso è necessario riportare almeno: le generalità del preposto incaricato; i compiti attribuiti e i relativi poteri; la data di nomina; la firma di accettazione da parte del preposto incaricato. Per scoprire come incaricare il preposto per la sicurezza: In materia di salute e sicurezza del lavoro, per identificare i soggetti che rivestono ruoli di garanzia, come il datore di lavoro, il dirigente e il preposto, ciò che ha rilevanza sono le effettive attività svolte. Si parla cioè di “preposto di fatto”, qualora un soggetto assuma tale ruolo, anche in assenza di una nomina formale. Chi è il preposto di fatto? Il “preposto di fatto” è colui che, sebbene privo di investitura, eserciti nella realtà aziendale i poteri e le funzioni tipiche del preposto ed è riconosciuto dai colleghi come tale. Tale figura è chiaramente prevista dall’art. 299 del D. Lgs. 81/08. Il preposto di fatto assume così la medesima responsabilità del preposto cosiddetto “di diritto”, ossia colui al quale sia stato conferito formale incarico. Insomma, se in azienda vi è qualcuno riconosciuto dagli altri lavoratori come un “capo”, questi è di fatto un preposto. Nell’ipotesi di violazione della normativa antinfortunistica la presenza di un preposto di fatto non esonera da responsabilità il preposto formalmente designato sebbene questi, in realtà, potrebbe anche non svolgere le proprie mansioni. È obbligatoria la formazione in capo al preposto? Come per ogni altra figura chiave sulla sicurezza sul lavoro anche il preposto, a norma dell’art. 37 D.lgs. 81/2008, deve ricevere un’adeguata e specifica formazione e relativo aggiornamento quinquennale, il cui percorso formativo è individuato sempre dall’Accordo Stato, Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano del 21/12/2011. Si può ravvisare, quindi, un obbligo di formazione in capo al datore di lavoro ed un corrispondente diritto in capo al preposto. Quali sono le caratteristiche e gli argomenti della formazione per preposti? Chi assume il ruolo di preposto deve seguire, oltre al percorso di formazione sulla salute e sicurezza per lavoratori, anche una “formazione aggiuntiva” sulla sicurezza per preposti. Tale corso, presenta una durata di almeno 8 ore e deve trattare i seguenti argomenti: Principali soggetti del sistema di prevenzione aziendale: compiti, obblighi, responsabilità. Relazioni tra i vari soggetti interni ed esterni del sistema di prevenzione. Definizione e individuazione dei fattori di rischio. Incidenti e infortuni mancati. Tecniche di comunicazione e sensibilizzazione dei lavoratori, in particolare neoassunti, somministrati, stranieri. Valutazione dei rischi dell'azienda, con particolare riferimento al contesto in cui il preposto opera. Individuazione misure tecniche, organizzative e procedurali di prevenzione e protezione. Modalità di esercizio della funzione di controllo dell'osservanza da parte dei lavoratori delle disposizioni di legge e aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro, e di uso dei mezzi di protezione collettivi e individuali messi a loro disposizione. Quale formazione di aggiornamento sulla sicurezza deve svolgere il preposto? Oltre ai percorsi formativi sulla sicurezza sopra richiamati, l'Accordo Stato Regioni del 21/12/2011 prevede che i Preposti frequentino corsi di aggiornamento periodici. Nello specifico, il percorso formativo di aggiornamento per Preposti deve prevedere almeno 6 ore di formazione sulla sicurezza ogni 5 anni. E nei cantieri edili, quale formazione deve deve ricevere il preposto "capocantiere"? L’art. 97 del D. Lgs. 81/08 impone al datore di lavoro dell’impresa affidataria di: Verificare le condizioni di sicurezza dei lavori affidati e l’applicazione delle disposizioni e delle prescrizioni del Piano di Sicurezza e Coordinamento; Coordinare gli interventi di organizzazione della Sicurezza del Cantiere tra le imprese esecutrici; Verificare la congruenza dei Piani Operativi di Sicurezza (POS) delle imprese esecutrici rispetto al proprio, prima della trasmissione dei suddetti Piani Operativi di Sicurezza al coordinatore per l’esecuzione. Lo stesso articolo impone che per lo svolgimento delle attività di cui al presente articolo, il datore di lavoro dell’impresa affidataria, i dirigenti e i preposti devono essere in possesso di adeguata formazione, intendendo con ciò che la formazione del Capocantiere deve essere specifica per lo svolgimento del suo ruolo nel contesto dei cantieri temporanei e mobili. Come sempre spero di esserti stato d’aiuto, la figura del preposto è molto importante ed è giusto che sia ben chiara a tutti lavoratori e datori di lavoro. Grazie mille per essere passato 😉 Buona giornata!

  • Movimentazione manuale dei carichi o MMC: ecco cosa devi sapere

    Buongiorno caro lettore, oggi parliamo di movimentazione manuale dei carichi, ma non scriverò il solito articolo, bensì ho deciso di rendere l’approfondimento un pelo più dinamico e stuzzicante, ponendo nove quesiti che vanno a riassumere un po’ tutto il panorama della movimentazione manuale dei carichi. Buona lettura. 1) Cosa si intende con movimentazione manuale dei carichi? Per movimentazione manuale dei carichi si intendono tutte quelle attività che comportano: il sollevamento la deposizione la spinta il tiraggio lo spostamento di un “grave” ossia di un oggetto che ha una propria massa e quindi soggetto a forza di gravità, di conseguenza le azioni appena citate possono essere dannose per la salute dell’uomo e tale rischio deve essere valutato considerando: le azioni di sollevamento e trasporto degli oggetti le azioni di spinta o traino ed i movimenti ripetuti (ossia quei movimenti a basso sforzo che vengono eseguiti quotidianamente in modo reiterato, caratteristici delle catene di montaggio). 2) Cosa dice il D.lgs. 81/08 in merito? L’art. 168 stabilisce che il datore di lavoro, deve valutare, possibilmente anche in fase di progettazione, le condizioni di sicurezza e di salute connesse alle attività di movimentazione manuale dei carichi. Per eseguire una corretta valutazione dei rischi il datore di lavoro deve garantire, ove applicabili: Norme tecniche Buone prassi Linee guida 3) Quali sono i rischi per la salute dell’uomo generati dalla MMC? La movimentazione manuale dei carichi potrebbe causare gravi problemi all’apparato muscolo scheletrico, più specificatamente se si eseguono continue operazioni di sollevamento o movimentazione a risentirne potrebbe essere il rachide lombare, che in poche parole è la sezione che comprende le prime cinque vertebre sopra i glutei, ed hanno la funzione di sorreggere tutta la colonna vertebrale. Un altro rischio connesso alla movimentazione manuale dei carichi sta proprio nell’oggetto in movimento, che, in base alle sue caratteristiche potrebbe causare: Tagli o ferite Ustioni Cadute dovute all’impossibilità di vedere ostacoli presenti sul percorso L’urto con altri oggetti scatenando degli effetti a catena. 4) Come si calcola il rischio da movimentazione manuale dei carichi? Per calcolare il rischio da MMC vi sono tre metodi principali che sono il NIOSH, OCRA e Snook Ciriello, tali metodologie, appunto, sono stati recepiti da tre norme presenti nel D. lgs. 81/08 che ne fanno comprendere le differenze, quali: La UNI-ISO 11228-1 valutazione del rischio per attività di sollevamento e trasporto La UNI-ISO 11228-2 valutazione del rischio per attività di traino e spinta La UNI-ISO 11228-3 valutazione del rischio per attività legate a movimenti ripetuti Quindi... 5) Come si calcola il rischio da MMC per attività di sollevamento e trasporto? Per calcolare il rischio da movimentazione manuale dei carichi da sollevamento e trasporto, la norma UNI ISO 11228-1 suggerisce il metodo NIOSH, che consiste nel confrontare per ogni compito di sollevamento, il peso sollevato con il peso limite raccomandato. In soldoni, il procedimento previsto dalla norma consiste nel calcolare il peso sollevabile in condizioni di sicurezza, a partire da un peso massimo sollevabile in condizioni di ideale ergonomia, l’indice ottenuto, viene ridotto introducendo i fattori di rischio. Che sono: La massa del carico, da spostare e quindi da sollevare (più pesante è il carico tanto maggiore sarà lo sforzo e quindi il rischio nel trasporto) Altezza dal suolo dal quale il carico viene prelevato (condizione ideale fissata a 90 cm, oltre potrebbe creare problemi di postura in fase di prelievo) Spostamento verticale con il carico durante il sollevamento Rotazione del busto Frequenza di attività di spostamento manuale di carichi Temperature basse Superfici scivolose Superfici con ostacoli o dislivelli Dimensioni del carico, che può impedire la visibilità Baricentro del grave non stabile Superfici di contatto troppo calde o troppo fredde. 6) Come si solleva correttamente un carico? L’attività di sollevamento di un carico è ovviamente un’azione delicata ed è di fondamentale importanza eseguirla correttamente, se svolta in maniera errata si vanifica tutto il lavoro svolto per l’identificazione del rischio. Infatti, secondo la normativa è bene che i dipendenti vengano formati sia in modo teorico che pratico. Ecco come si solleva un carico: Avere una posizione di partenza ben stabile con i piedi sul suolo Avere il carico ben saldo tra le mani, possibilmente con entrambe Sollevare il carico da una posizione accovacciata, se il carico si trova poggiato al suolo Sollevare il carico con la schiena retta e distesa concentrando lo sforzo sulle gambe Tenere il grave il più possibile vicino al corpo 7) Quali sono i limiti di peso movimentabili? Secondo la tabella riportata nella norma UNI-ISO 11228-1 che presenta le masse di riferimento, (ciò significa che le persone che eseguono l’azione di movimentazione manuale dei carichi sono protette dal rischio) sono: Per uomini con età compresa tra i 18 e i 45 anni la massa di riferimento è di 25kg Per uomini con età minore ai 18 anni o superiore ai 45 la massa di riferimento e di 20kg Per donne con età compresa tra i 18 e i 45 anni la massa di riferimento è di 20kg Per donne con età minore ai 18 anni o superiore ai 45 la massa di riferimento e di 15kg Se un lavoratore dovesse essere solito sollevare più di quanto consentito dalle masse di riferimento bisognerebbe eseguire delle azioni correttive in modo da evitare patologie future. 8) Come si calcola il rischio da MMC per attività di traino e spinta? La valutazione di tale rischio viene individuata nella norma UNI-ISO 11228-2 attraverso il metodo di Snook Ciriello. Metodologia che si basa prettamente sul confronto, infatti, basta prendere i dati in proprio possesso ottenuti tramite una misurazione eseguita per mezzo di un dinamometro e confrontarli con le tabelle di Snook Ciriello che contengono dei parametri raccomandati, per verificare se l’operatore sta eseguendo un’azione di traino consentita o no. 9) Come si calcola il rischio da MMC per attività che prevedono movimenti ripetuti? Eseguire una valutazione di tale rischio è molto importante in quanto le patologie che comporta tale rischio sono un’immediata sensazione di affaticamento degli arti superiori e conseguente diminuzione di produttività. La metodologia di individuazione di tale rischio si basa sulla norma UNI-ISO 11228-3 e la norma ISO TR 12295 e si divide in due fasi: La prima si basa sulla compilazione di una check list presentata nella norma ISO TR 12295. Nella seconda fase si passa al metodo OCRA (Occupational Ripetitive Actions) che sostanzialmente prevede l’analisi video dei lavoratori alle prese con le loro attività quotidiane e la verifica di eventuali anomalie. Spero con questi approfondimenti di farti appassionare un minimo alla sicurezza sul lavoro, sono delle brevi pillole, che riassumo il nostro lavoro e ciò che realmente andiamo a verificare in aziende come la tua, per garantire a tutti sempre la massima sicurezza. Colgo l’occasione per augurarti una buona giornata e ci vediamo alla prossima con un nuovo articolo!

  • Morti sul lavoro: un settembre da incubo

    Dodici vittime in due giorni, questo è il bilancio delle morti sul lavoro durante l’ultima settimana di un settembre costellato da incidenti. Il premier Mario Draghi ha dedicato la primissima parte della sua conferenza sulla Nadef al triste elenco dei morti delle ultime 48 ore, a cui si è aggiunto un operaio morto nel Reggiano intorno alle 14, dopo una caduta da circa 10 metri d’altezza mentre stava lavorando alla manutenzione del tetto e un agricoltore nel Cuneese. Un elenco sul quale il capo del governo si è soffermato esprimendo «il più sentito cordoglio» suo e del governo. «La questione delle morti sul lavoro assume sempre più i contorni di una strage che funesta l’ambiente economico e psicologico del Paese», è stata la netta posizione di Draghi. Il bilancio delle vittime Il premier è corso ai ripari annunciando, già per la prossima settimana, un provvedimento che andrà innanzitutto a modificare tempistica e rigidità delle pene per i responsabili. Poche ore prima della presentazione del bilancio nazionale da parte del Premier, in Italia si sono registrate altre quattro vittime sul lavoro: due operai in Puglia (uno a Mesagne l’altro nel foggiano), un agricoltore in Alto Adige, un altro operaio caduto da un’impalcatura all’Eur, nella Capitale. In serata, a Cologna Veneta (Verona), una quinta vittima: un uomo è deceduto dopo essere rimasto schiacciato sotto ad un camion, in circostanze ancora da chiarire. Nel pomeriggio del 30 settembre si sono registrate altre due vittime: un agricoltore nel Cuneese che lavorava nel suo campo di nocciole a Roddi, quando il trattore che guidava si è ribaltato e lo ha travolto, uccidendolo; e un operaio edile morto nel reggiano per gravi lesioni riportate a seguito di una caduta da circa 10 metri d'altezza mentre era intento ad effettuare lavori di manutenzione ordinaria sul tetto. Tragedie che aggravano un bilancio che, solo nella giornata di martedì, aveva registrato altre cinque vittime. Draghi: pene più severe In questi ultimi mesi il tema della sicurezza del lavoro è stato legato all’emergenza Covid. Ma, la prossima settimana l’intervento del governo andrà ben oltre i confini della pandemia. «Pene più severe e immediate e collaborazione all’interno dell’azienda per individuare precocemente le debolezze in tema di sicurezza lavoro», queste sarebbero le prime norme da introdurre secondo Draghi. Potenziare le strutture di controllo Nelle stesse ore anche il ministro del Lavoro Andrea Orlando, si è soffermato sull’argomento. Le norme prevedranno «sanzioni più tempestive per imprese che non rispettano le regole, possibilità di raccogliere più facilmente i dati per chi compie violazioni all’interno del tessuto economico e il potenziamento delle strutture di controllo». Su quest’ultimo punto il ministro esclude l’istituzione di un organismo unico sottolineando la necessità di un potenziamento delle competenze e dell’organico dell’Ispettorato del Lavoro e di una verifica più capillare del funzionamento degli uffici delle Asl. «Purtroppo, i diversi tagli che si sono succeduti, hanno portato ad una forte ridimensionamento degli organici», ha sottolineato. Concorso da 2mila posti all’Ispettorato del lavoro Il governo, nei mesi scorsi, già si è speso. Sbloccando un concorso per oltre duemila nuove risorse all’Ispettorato del Lavoro (800 saranno in servizio entro il 2021) e nominando il magistrato Bruno Giordano, persona di grande esperienza, a capo dell’organismo. Basterà? Secondo noi No. E sono proprio Draghi e Orlando a sottolineare come servano interventi di lungo periodo. Un mio pensiero... A prescindere da quello che sono le parole dei personaggi di spicco della politica italiana, mi lascia sempre perplesso come si dia un’enorme importanza alla sicurezza sul lavoro solo ed esclusivamente nel momento in cui vi siano più decessi rispetto al “normale” andamento giornaliero, settimanale o mensile al quale la nostra penisola è solita. Sicuramente la sicurezza sul lavoro non è un argomento di interesse popolare, di conseguenza i mass media non fanno informazione in maniera constante, ma solo ed esclusivamente quando “fa notizia”. Così facendo si crea un buco informativo e le persone non percepiscono la reale importanza dell’adottare nuove misure preventive, il tutto unito ad una mancanza di controllo da parte degli organi ispettivi fa si che il lavoro diventi un luogo estremamente pericoloso per tutti, dal datore di lavoro al dipendente passando per i dirigenti. Le realtà italiane dovrebbero essere monitorate in modo ciclico, è comprensibile che causa covid vi sia stato un taglio del personale adibito al controllo, ma nel momento in cui le aziende sono tornate ad essere operative, le attività di monitoraggio avrebbero dovuto essere più ferree, soprattutto perché da ormai più di un anno sono state emanate nuove disposizioni che probabilmente ad oggi alcune aziende non hanno ancora messo in atto. Con questo non sto insinuando che con una maggiore informazione e più controlli non ci sarebbero stati i morti sul lavoro che le famiglie rimpiangono, ma una attenzione maggiore da parte di tutti sarebbe un primo passo per spingere le aziende ad investire sulla sicurezza e la formazione dei propri dipendenti che in termini concreti si tradurrebbe in meno infortuni e sicuramente una riduzione notevole del tasso di decessi.

  • Lavori in quota: rischi e prevenzione

    Nel mondo del lavoro vi sono alcune mansioni che vengono definite “in quota”, nel seguente articolo cercheremo di spiegare cosa si intende per “lavori in quota”, quali sono le varie metodologie di prevenzione e qual è l'attrezzatura richiesta e molti altri obblighi e disposizioni relative alla prevenzione e alla sicurezza previste dal D.lgs.81 del 2008. Cosa si intende per lavori in quota? Il Testo Unico ne fornisce una definizione all'art. 107, per lavoro in quota si intende: "un’attività lavorativa che espone il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta ad altezza superiore a 2 m rispetto ad un piano stabile". In poche parole, si intendono quei lavori che espongono il lavoratore a rischi elevati per la sua salute, in quanto, operare quotidianamente ad un’altezza minima di 2 metri da terra fa sì che il soggetto venga sottoposto a rischio in modo reiterato, e la probabilità di incidente aumenti. Infatti, la caduta dall’alto ogni anno si dimostra una delle cause principali di infortunio e decesso, principalmente nei cantieri ma anche in altri contesti lavorativi. Quali lavori vengono definiti in quota? Secondo la normativa in questa definizione rientrano le seguenti attività svolte ad altezza superiore ad appunto 2 metri, indipendentemente da chi li svolge e dal settore di applicazione: Lavori di costruzione edile o ingegneria civile; Lavori di manutenzione o riparazione; Lavori di demolizione o smantellamento; Lavori di trasformazione o rinnovamento; Lavori di installazione di impianti e linee elettriche; Lavori che prevedono scavi a profondità superiore a quanto indicato; Montaggio e smontaggio di prefabbricati. A quali pericoli va incontro chi svolge lavori in quota? Lavorare ad un'altezza minima di 2 metri o a quote ben più alte è fonte di pericoli specifici per la salute dei lavoratori, i principali sono: Caduta dall'alto (in seguito a perdita di equilibrio del lavoratore o all'assenza di attrezzature di protezione adeguate). Sospensione inerte (che si verifica quando il lavoratore rimane sospeso per lungo tempo e può indurre la cosiddetta "patologia causata dalla imbracatura" che porta ad un peggioramento delle funzioni vitali, pericoloso risulta, in questi casi, anche l'effetto pendolo che potrebbe portare il lavoratore ad urtare contro gli elementi circostanti durante oscillazioni). Lesioni generiche (frequenti sono gli schiacciamenti, gli impatti o i tagli causati dalla caduta di masse e carichi dall'alto durante lo spostamento con gru ad esempio). Quali sono gli obblighi del datore di lavoro? Gli obblighi del datore di lavoro in merito alle lavorazioni in quota vengono trattate all'articolo 111 del D. lgs. 81/08 e si evince che: le misure di protezione di tipo collettivo sono prioritarie rispetto a quelle individuali; bisogna prestare particolare attenzione alle dimensioni e all'ergonomia delle attrezzature di lavoro; fornire ai lavoratori i DPI adatti e formazione adeguata; assicurarsi che i lavoratori utilizzino i DPI. Per quanto riguarda i lavoratori invece essi hanno l'obbligo di: operare nel rispetto delle indicazioni fornite dai datori di lavoro; utilizzare i DPI nel rispetto delle indicazioni fornite dal costruttore; seguire opportuni percorsi formativi indicati dal datore di lavoro sull'utilizzo degli appositi DPI. Ricordiamo che riguardo ai lavori in quota vige anche l'obbligo di sorveglianza sanitaria. Quali attrezzature e misure di protezione bisogna adottare per il corretto svolgimento di lavori in quota? Dal paragrafo precedente si intuisce che anche le attrezzature protettive siano dovutamente normate e descritte dal Testo Unico. Nello stesso, infatti, viene fatta una prima distinzione, che consiste in misure che proteggono l'individuo o la collettività e una seconda, che le distingue in base a se si possano ritenere fisse o mobili secondo il seguente schema: Attrezzature di protezione collettiva: ponteggio metallico parapetti reti di sicurezza Attrezzature di protezione Personale o DPI: elmetti dispositivi anticaduta dispositivi di ancoraggio imbracatura Misure di protezione Temporanee: ponteggio metallico parapetti mobili Misure di protezione Fisse: parapetti e sistemi fissi di ancoraggio È molto importante precisare che nel momento in cui vengono eseguiti dei lavori in quota, i lavoratori devono essere correttamente formati, anche perché durante l’esecuzione del lavoro in quota qualunque esso sia vengono utilizzati DPI di terza categoria e sono soggetti ad obbligo di formazione ed addestramento. I DPI per i lavori in quota più diffusi sono i seguenti: dispositivi di ancoraggio dispositivi retrattili assorbitori di energia connettori imbracature cordini guide o linee vita flessibili guide o linee vita rigide Nello specifico si tratta di un corso pratico della durata di 8 ore finalizzato ad istruire i lavoratori su quanto disposto dalla normativa di riferimento, sulle caratteristiche dei dispositivi e sulle marcature CE che devono avere e, soprattutto, li istruiscono sui rischi dai quali questi DPI li proteggono. Spero come sempre di esserti stato utile, con questo articolo volevo darti un’infarinata generale su quello che sono i lavori in quota, ovviamente se hai domande non esitare a pormele, ti risponderò molto volentieri. Alla prossima!

  • Sicurezza, salute e lavoro: una tematica da non sottovalutare

    Un po’ di storia... Sin dai primi dell’800 si è ritenuto opportuno intervenire nei luoghi di lavoro per creare delle regolamentazioni che tenessero conto delle condizioni in cui i lavoratori erano soliti lavorare durante la loro quotidianità. La situazione era insostenibile, gli infortuni sul lavoro erano all’ordine del giorno e non vi era nessuna tutela per i dipendenti, senza considerare il lavoro minorile che non era assolutamente regolarizzato. La svolta avviene durante gli anni 80 indicativamente una quarantina di anni fa quando finalmente si inizia a parlare non solo di prevenzione dovuta agli infortuni ma anche di prevenzione per quanto concerne le malattie professionali, che negli anni avevano causato parecchi problemi ai lavoratori anche dopo il termine delle proprie prestazioni lavorative, durante il periodo di pensionamento. Sicuramente le pessime condizioni lavorative e la mancanza dell’utilizzo dei DPI hanno fatto un brutto a scherzo a parecchi lavoratori che ne hanno pagato con la propria salute. Ma quale è la situazione attuale in Italia? Dal punto di vista normativo si ha un quadro ben definito di quelle che sono le regole e le metodologie da applicare, infatti, l’Art.37 del D.Lgs. 81/08 prevede che il datore di lavoro deve fornire ai lavoratori una formazione completa ed esaustiva in tema Sicurezza sul lavoro. Ed il lavoratore ha l’obbligo di parteciparvi a patto che avvenga durante l’orario lavorativo e non comporti oneri a carico del lavoratore. Non si può dire la stessa cosa all’atto pratico, infatti, la situazione è variegata, vi sono aziende dove i lavoratori e i datori di lavoro stessi sono molto attenti alla sicurezza ed altre dove la sicurezza è veramente l’ultima ruota del carro, anche in realtà dove la sicurezza dovrebbe essere sempre al primo posto. Uno scenario molto comune consiste nel destinare un piccolo budget annuale per la sicurezza che viene rapidamente esaurito senza completare tutte le attività che l’azienda necessiterebbe. Infatti, i datori di lavoro faticano a comprendere che i costi in materia di formazione salute e sicurezza in un luogo di lavoro, sono da considerarsi dei veri e propri investimenti e vi sono studi molto noti che lo dimostrano. All’interno di un’attività lavorativa, a quale soggetto è conferito l’obbligo di formare i dipendenti? Una grande importanza la ha il datore di lavoro come citato nell’Art.37, ma non bisogna dimenticare anche il ruolo che hanno in materia di prevenzione i rappresentanti dei dipendenti e gli stessi lavoratori. Chiunque lavori in un’azienda qualunque essa sia deve tenere conto dell’importanza di essere formato ed informato circa i rischi al quale lui e i suoi colleghi vanno in contro. Quali sono le problematiche che si possono incontrare in materia di formazione sulla sicurezza dei lavoratori? Spesso se si parla di formazione si considera questa non come una cosa positiva per la nostra salvaguardia fisica, ma come un obbligo da espletare; tale atteggiamento implica il rischio di non riuscire ad apprendere realmente quali sono i comportamenti e le norme cui tenere presente in ambienti con rischi per l’incolumità. Solitamente è anche l’azienda stessa che non si rende conto di quale è il livello raggiunto in materia di formazione sulla sicurezza da parte dei suoi dipendenti (e anche dei manager stessi) e a volte si attuano delle verifiche che risultano essere inadeguate e non aiutano a comprendere quali eventuali correttivi implementare. Spesso non si monitora adeguatamente la qualità della formazione ricevuta; ecco perché è importante affidarsi a delle società serie in grado di organizzare corsi formativi di alta qualità riconosciuti a livello nazionale. Il rischio più grande è proprio quello di non avere dei soggetti realmente qualificati in materia di sicurezza, o perché non hanno effettuato alcun corso di formazione, o perché lo hanno fatto mantenendo un comportamento poco serio. Il lavoratore deve essere responsabilizzato e prendere coscienza di quello che è necessario fare per scongiurare il rischio di un incidente. Per questo, quando si parla di formazione in materia di sicurezza sul lavoro è bene che tutti i componenti siano adeguatamente preparati. Ritenere di risparmiare su questa tematica, può diventare un clamoroso autogol per il futuro, soprattutto per le piccole medie imprese che potrebbero sfruttare la ghiotta occasione per avere un vantaggio competitivo notevole. In conclusione, ci tenevo a lasciarti il nostro calendario corsi per il mese di ottobre 2021 sperando ti possa essere utile per arricchire la tua azienda ed i tuoi dipendenti. I corsi sottoelencati si svolgeranno nella filiale di TQSA ad Erbusco (Via Rovato, 31, 25030 Villa Pedergnano BS) Formazione lavoratori art.37 LAVORATORI ART.37 – RISCHIO BASSO (8 ORE) Mercoledì 06 ottobre 09.00 – 13.00 Giovedì 07 ottobre 09.00 – 13.00 LAVORATORI ART.37 – RISCHIO ALTO (16 ORE) Mercoledì 06 ottobre 09.00 – 13.00 Giovedì 07 ottobre 09.00 – 13.00 Venerdì 15 ottobre 09.00 – 13.00 Venerdì 22 ottobre 09.00 – 13.00 AGGIORNAMENTO LAVORATORI ART.37 – (6 ORE) Mercoledì 13 ottobre 09.00 – 12.00 / 13.00 – 16.00 I corsi sottoelencati si svolgeranno presso l’Hotel Touring a Coccaglio (Via Vittorio Emanuele II, 40, 25030 Coccaglio BS) Addetto primo soccorso PRIMO SOCCORSO (12 ORE) Lunedì 25 ottobre 09.00 – 13.00 Martedì 26 ottobre 09.00 – 13.00 Mercoledì 27 ottobre 09.00 – 13.00 AGGIORNAMENTO PRIMO SOCCORSO (4 ORE) Mercoledì 27 ottobre 09.00 – 13.00 I corsi sottoelencati si svolgeranno presso l’EUROHOTEL a Concorezzo (Via Monza, 27, 20863 Concorezzo MB) Formazione lavoratori art.37 LAVORATORI ART.37 – RISCHIO BASSO (8 ORE) Giovedì 07 ottobre 09.00 – 13.00 / 14.00 – 18.00 LAVORATORI ART.37 – RISCHIO ALTO (16 ORE) Giovedì 07 ottobre 09.00 – 13.00 / 14.00 – 18.00 Mercoledì 13 ottobre 09.00 – 13.00 / 14.00 – 18.00 AGGIORNAMENTO LAVORATORI ART.37 – (6 ORE) Mercoledì 13 ottobre 11.00 – 13.00 / 14.00 – 18.00 Addetto primo soccorso PRIMO SOCCORSO (12 ORE) Lunedì 18 ottobre 09.00 – 13.00 Mercoledì 20 ottobre 09.00 – 13.00 / 14.00 – 18.00 AGGIORNAMENTO PRIMO SOCCORSO (4 ORE) Mercoledì 20 ottobre 14.00 – 18.00

  • Corso Antincendio: cos’è, a cosa serve e chi lo deve fare

    Buongiorno Caro lettore, Quest’oggi ti voglio parlare di incendi, tale evento rappresenta uno dei maggiori rischi all’interno di un’azienda, soprattutto se nella tua attività è previsto lo stoccaggio di materiali infiammabili. Tali eventi sono spesso causati da errori umani ma possono avere anche luogo a causa di un cortocircuito o guasto elettrico. Una volta che l’evento ha avuto origine logicamente gli estintori e le manichette ci danno una grande mano in un primo tentativo di estinguere il tutto, ma a volte la situazione si fa in breve tempo ben più complessa e di conseguenza pericolosa. È in questi casi che vi è la necessità di avere una o più persone all’interno del proprio organico aziendale che sappiano gestire al meglio la situazione, in modo da mantenere la calma ed eseguire tutte le procedure di sicurezza e sgombro dei locali evitando che qualcuno rimanga intrappolato tra le fiamme, rendendo l’intervento dei vigili del fuoco molto più complesso e pericoloso. Sei già provvisto di questa figura? Scopriamo insieme oggi, il corso antincendio comprendendone la sua utilità ma soprattutto chi sono i soggetti che lo devono eseguire. Iniziamo! Cos’è il corso antincendio? Il Corso Antincendio come appunto dice il nome stesso insegna a gestire delle situazioni di emergenza in azienda dovute al divampare di un rogo. Saper intervenire in caso di principio di incendio con gli estintori e a conoscere i sistemi di spegnimento come manichette ed idranti è molto importante, esattamente come attivare le corrette procedure di evacuazione in modo da evitare che alcuni individui rimangano intrappolati all’interno dell’edificio. Il corso antincendio forma, quindi, figure che sappiano attuare le misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, inoltre vengono insegnate loro tutte le modalità di corretta evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato ed alcune nozioni in merito al salvataggio. Chi deve svolgere il corso antincendio? Secondo il Decreto Legislativo 81/08 il datore di lavoro ha l’obbligo di designare uno o più lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze. I dipendenti prescelti, che hanno l’incarico di addetto alla squadra di emergenza antincendio devono, appunto, ricevere una specifica formazione attraverso il corso antincendio ed i suoi successivi aggiornamenti. Il datore di lavoro per legge deve assicurare la formazione antincendio ai dipendenti designati a ricoprire tale ruolo, preciso che anche il datore di lavoro può ricoprire tale ruolo ad eccezione di alcuni specifici casi. Logicamente il datore di lavoro nella scelta dei dipendenti da designare deve tenere conto delle dimensioni dell’azienda, dei rischi specifici, delle attitudini personali dei lavoratori e scegliere il numero di addetti che ritiene necessari, eventualmente confrontandosi con l’addetto al servizio di prevenzione e protezione (ASPP), tenendo conto delle disposizioni di legge. Quali sono le differenze tra corso antincendio rischio alto, medio o basso? L'allegato IX del DM 10 marzo 1998 oltre a farci comprendere che i temi trattati durante il corso saranno simili ma non identici, ci fornisce anche un elenco esemplificativo per distinguere le attività che si andranno a svolgere all’interno della classe in base al grado di rischio incendio, che può essere alto, medio o basso. Attività a rischio incendio alto Industrie e depositi di cui agli articoli 4 e 6 del DPR n. 175/1988 e s.m.i; Fabbriche e depositi di esplosivi; Centrali termoelettriche; Impianti di estrazione di oli minerali e gas combustibili; Impianti e laboratori nucleari; Depositi al chiuso di materiali combustibili con superficie superiore a 20.000 m²; Attività commerciali ed espositive con superficie aperta al pubblico superiore a 10.000 m² ; Scali aeroportuali, infrastrutture ferroviarie e metropolitane; Alberghi con più di 200 posti letto; Ospedali, case di cura e di ricovero per anziani; Scuole, di ogni ordine e grado, con oltre 1.000 persone presenti; Uffici con più di 1.000 dipendenti; Cantieri temporanei o mobili in sotterraneo per la costruzione, manutenzione e riparazione di gallerie, caverne, pozzi e opere simili, di lunghezza superiore a 50 m; Cantieri temporanei o mobili, dove si impiegano esplosivi. Le attività che rientrano in questa classe di rischio svolgeranno un corso complessivo di 16 ore e aggiornamenti triennali consigliati di 8 ore. Attività a rischio incendio medio Luoghi di lavoro compresi nell'allegato al D.M. 16 febbraio 1982 e nelle tabelle A e B annesse al D.P.R. n. 689 del 1959, ad esclusione delle attività considerate a rischio elevato (entrambe consultabili sul sito dei vigili del fuoco); Cantieri temporanei e mobili ove si detengono ed impiegano sostanze infiammabili e si fa uso di fiamme libere, esclusi quelli interamente all'aperto. Le attività che fanno parte di questa classe di rischio svolgeranno un corso complessivo di 8 ore e aggiornamenti triennali consigliati di 5 ore. Attività a rischio incendio basso Rientrano in questa categoria le attività non classificabili a medio ed elevato rischio e dove, in generale: sono presenti sostanze scarsamente infiammabili; le condizioni di esercizio offrono scarsa possibilità di sviluppo di focolai; non sussistono probabilità di propagazione delle fiamme. Le attività che fanno parte di questa classe di rischio svolgeranno un corso complessivo di 4 ore e aggiornamenti triennali consigliati di 2 ore. Parte preponderante dei corsi sono le prove pratiche che tendono a simulare delle situazioni di incendio, tali prove rappresentano non solo un’ulteriore verifica dell’apprendimento avvenuto in aula, ma un vero e proprio addestramento del personale, dove si affrontano situazioni concrete con le relative procedure d’intervento per la gestione dell’emergenza. È possibile svolgere la formazione antincendio on-line? Purtroppo, non è possibile svolgere alcun tipo di corso in modalità e-learning in quanto l’attività pratica presente nei vari moduli formativi è molto importante e permette al lavoratore di comprendere direttamente sulla sua pelle cosa significa avere quel tipo di responsabilità. Il fuoco è un elemento molto complesso da gestire e avere del personale formato per estinguere la minaccia prima che sia troppo tardi è fondamentale per la sicurezza della tua azienda e dei tuoi dipendenti. Spero come sempre di essere stato esaustivo in questo approfondimento, se hai qualche dubbio non esitare a scriverci una mail o a contattarci sulle nostre pagine social, sarò più che lieto di rispondere a tutte le domande del caso. Buona giornata e alla prossima!

  • Ultime restrizioni e delucidazione sul Green Pass

    Ciao! È ormai qualche settimana che non ci sentiamo, scusami ma sono stato parecchio impegnato, molte cose bollono in pentola, come avrai potuto notare abbiamo aggiornato il sito, ma è solo l’inizio di una serie di attività che abbiamo deciso di implementare per aumentare la qualità del nostro servizio. Non più tardi di giovedì scorso, il Governo ha emanato nuove misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e per l’esercizio in sicurezza di attività sociali ed economiche (decreto-legge), così visto i dubbi che potrebbero esser nati, ho deciso di rispondere alle domande più frequenti per garantirti una corretta informazione. 🟢 Dove e da quando sarà obbligatorio entrare con il green pass? Il pass servirà dal 6 agosto agli over 12 in zona bianca per l’accesso a eventi sportivi, fiere, congressi, musei, parchi tematici e di divertimento, centri termali, sale bingo e casinò, teatri, cinema, concerti, concorsi pubblici. Ma anche per sedersi ai tavoli al chiuso di bar e ristoranti (non sarà invece necessario per consumare al bancone e neppure all'aperto). E in piscine, palestre, sport di squadra, centri benessere, limitatamente alle attività al chiuso. Il green pass, che già è necessario per partecipare a feste di nozze, visitare parenti nelle residenze per anziani e accedere alle sale d’attesa dei pronto soccorso consente anche (da subito) di entrare nei reparti ospedalieri per far visita ai familiari ricoverati. Non riaprono i battenti le discoteche, né all’aperto né al chiuso. L’entrata in vigore del green pass è stata posticipata di due settimane, al 6 agosto, per dare il tempo necessario per uniformarsi alle nuove regole. 💉 Il green pass sarà valido con una o due dosi? Il green pass per accedere a ristoranti, teatri, cinema, piscine e alle altre attività ed eventi elencati sopra sarà valido per chi abbia avuto almeno una dose di vaccino. ❎ Quali sono gli altri casi in cui viene rilasciato il green pass? La certificazione verde è rilasciata non solo alla persona che è stata vaccinata contro il Covid ma anche a chi ha ottenuto un risultato negativo al test molecolare/antigenico o è guarita dal Covid. La durata della certificazione verde in caso di guarigione è di sei mesi a far data dall’avvenuta guarigione dal Covid. In caso di tampone negativo, il certificato ha una validità di quarantotto ore dall’esecuzione del test. Il green pass dura nove mesi dopo aver completato con la seconda dose il ciclo vaccinale. 💰 Sono previsti sconti sui tamponi? Sì. Il Commissario straordinario definirà, d'intesa con il Ministro della salute, un protocollo con le farmacie e con le altre strutture sanitarie per assicurare fino al 30 settembre 2021 la somministrazione di test antigenici rapidi a prezzo calmierato. L’obiettivo è soprattutto agevolare i minorenni tra 12 e 18 anni. 🔎 Chi controlla il green pass? Sono previste multe? Sono i titolari o i gestori dei servizi e delle attività per i quali è introdotto l’obbligo del green pass a verificare il possesso di idonea certificazione tramite l’app sviluppata dal governo italiano “verificaC19”. In caso di violazione può essere elevata una sanzione pecuniaria da 400 a 1000 euro sia a carico dell'esercente sia dell'utente. Qualora la violazione fosse ripetuta per tre volte in tre giorni diversi, l'esercizio potrebbe essere chiuso da 1 a 10 giorni. 📲 Come si scarica il green pass? La Certificazione verde COVID-19 per vaccinazione viene generata automaticamente dalla Piattaforma nazionale-DGC anche contestualmente alla somministrazione ed è valida dal 15° giorno dal vaccino fino alla data della seconda dose. La Certificazione “definitiva” dopo la seconda dose viene rilasciata entro 24/48 ore dalla seconda somministrazione ed è valida per 9 mesi. La piattaforma nazionale, dopo che si è generato il Green Pass, invia il codice per scaricarlo ai recapiti mail personali o tramite sms, forniti quando si è proceduto alla vaccinazione o ad un tampone o quando si è ottenuto il certificato di guarigione. Il codice, con i dati presenti sulla Tessera Sanitaria, dà la possibilità di ottenere la Certificazione tramite il sito www.dgc.gov.it o su app Immuni. In alternativa, se si è in possesso di Spid o Carta d’Identità Elettronica (CIE) è possibile utilizzare l’applicazione IO. Oppure si può accedere al fascicolo sanitario elettronico regionale. 👧Il green pass è chiesto anche ai bambini? Non è richiesto sotto i 12 anni di età. Gli under 12 possono entrare ovunque senza pass, anche perché per loro non è disponibile ancora il vaccino. Via libera ovunque anche senza tampone. Nel testo del decreto è esplicitato che le disposizioni sul green pass «non si applicano ai soggetti esclusi per età dalla campagna vaccinale». 👨‍⚕️ Chi è esentato dal green pass, a parte gli under 12? Il decreto-legge approvato estende l’estensione «ai soggetti esenti sulla base di idonea certificazione medica rilasciata secondo i criteri definiti con circolare del Ministero della salute» 🏞 In quali luoghi pubblici non è necessario il green pass? Non bisogna esibire nessun documento in negozi, farmacie, supermercati ma anche nei bar e ristoranti all’aperto, dove si potrà pranzare o cenare liberamente, rispettando comunque il metro di distanziamento a tavola. Niente pass neppure nelle piscine all’aperto. 🏟 Quali sono le regole e le capienze per spettacoli e stadi? Il Green Pass diventa obbligatorio anche per andare al cinema o a teatro, sedersi a una sala di concerto o in un locale di intrattenimento dove si faccia musica dal vivo. Che siano al chiuso o all'aperto gli spettacoli dovranno svolgersi «esclusivamente con posti a sedere preassegnati e a condizione che sia assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro, sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi, sia per il personale». Stesso discorso vale anche per gli eventi sportivi «e le competizioni di livello agonistico riconosciute di preminente interesse nazionale» dal Coni. Quindi campionati di calcio, basket e volley, tornei nazionali e internazionali di tennis, meeting di atletica. Il decreto amplia però la capienza per spettacoli, teatri e cinema. In zona bianca potrà raggiungere il 50% di quella massima autorizzata all'aperto e il 25% al chiuso nel caso di eventi con un numero di spettatori superiore rispettivamente a 5.000 all'aperto e 2.500 al chiuso. Anche per gli eventi sportivi come le partite di calcio la capienza negli stadi all'aperto potrà essere portata al 50% in zona bianca e al 25% per i palazzetti al chiuso. 🚌 Il green pass è obbligatorio anche sui trasporti pubblici? No. Per ora il green pass non è previsto sui treni e sui trasporti locali, ossia bus, tram e metro. In attesa dell'obbligo di mostrare il certificato verde (se e quando arriverà), sui mezzi di trasporto si continua però a viaggiare a capienza ridotta, sedendosi all'interno a posti alternati e, ovviamente, sempre con la mascherina. 🏠 Chi ha il green pass deve fare la quarantena? La quarantena di 14 giorni, in caso di contatto diretto con una persona affetta da Covid, potrebbe essere ridotta per chi è in possesso di green pass, ma per ora si tratta di un’ipotesi e non è stato ancora deciso di quanto verrà ridotta. Queste sono le principali domande che ci siamo posti noi e al quale abbiamo deciso di informarci e cercare di dare una risposta a tutti. Se anche tu hai dei quesiti in merito da porci, come sempre saremo lieti di darti una risposta. Buona giornata e alla prossima!

  • [Case Study] Pulizia dei macchinari in movimento

    Come ormai da diversi mesi a questa parte, questa settimana volevo raccontarti un caso studio, come ben sai ogni settimana pubblichiamo qualcosa sul nostro blog e dedichiamo sempre una settimana al mese ai casi studio, in quanto li riteniamo molto formativi. Molti dei rischi che ora vengono valutati dai nostri tecnici in modo semplice, è sì frutto della loro esperienza, ma anche dello studio approfondito di casi come questo. Infatti, i famosi “near miss” o in lingua italiana infortuni sfiorati, sono degli ottimi esempi per comprendere al meglio cosa è andato storto, sentendo in prima persona il fortunato che ha scampato il pericolo di infortunio o peggio di morte. Per te lettore, la cosa migliore sarebbe proprio quella di immedesimarti con quanto accaduto nel caso che ti sto per raccontare, così che se nella tua azienda si verificheranno casi simili saprai come comportarti. Lo diceva sempre anche la nonna prevenire è meglio che curare. Passando al fatto o meglio al racconto del misfatto, ti anticipo che ciò che ti racconterò a breve è un’azione al quale molte aziende non destano troppe attenzioni, infatti fa parte di una di quelle operazioni di pulitura che vengono solitamente fatte in modo poco scrupoloso e con metodi non sempre idonei alla salvaguardia della salute e della sicurezza. Cosa è successo? All’interno di una ditta metalmeccanica del milanese che svolge attività di rivestimento protettivo di lamiere metalliche con film plastici e vernici, per la realizzazione di lavatrici, frigoriferi ed ascensori, al termine di ogni giornata come da prassi lavorativa vengono puliti i macchinari, in particolare il miscelatore di vernici, che se lasciato sporco potrebbe alterare le tonalità di colore. Un lavoratore indossando dei guanti ed uno straccio imbevuto di solvente decide di azionare l’albero del miscelatore per una pulizia più rapida, quando accidentalmente la mano con il guanto e lo straccio rimangono incastrati nel macchinario che roteando arreca all’operatore diverse fratture scomposte all’avambraccio che verrà poi amputato in ospedale con 473 giorni di infortunio. Quali sono le motivazioni per il quale è avvenuto l’infortunio? Dopo una chiacchierata con il preposto che avrebbe dovuto vigilare le operazioni di pulizia è emerso che tale lavorazione veniva svolta quotidianamente, quindi come già ti avevo anticipato prima, le operazioni di pulizia svolte a fine giornata vengono eseguite senza lucidità in quanto si è stanchi e si ha fretta di rincasare il prima possibile tralasciando la sicurezza nelle operazioni che si stanno svolgendo. L’operatore di positivo, ironicamente parlando, si era preoccupato di mettere i guanti per proteggere le mani dal solvente. Guanti che si sono rivelati fatali perché insieme al canovaccio si sono impigliati nel macchinario acceso che ruotando ha inevitabilmente rotto il braccio al lavoratore. Penso sia abbastanza logico e banale comprendere che tale operazione non si sarebbe dovuta compiere con il macchinario in movimento, il che sta a sottolineare che all’interno dell’azienda in questione non è stata eseguita una corretta valutazione dei rischi. Come aggravante appunto vi è il macchinario non a norma di legge, solitamente a protezione del dipendente vi sono dei dispositivi di sicurezza che impediscono l’inserimento degli arti quanto il miscelatore è in movimento, sicura che è stata eliminata appunto perché avrebbe rallentato le operazioni di pulitura. Quali sono le operazioni di prevenzione? Dopo aver esaminato questo caso nel dettaglio stando attenti a non tralasciare il benché minimo dettaglio, le azioni di prevenzione che consiglio io in qualità di tecnico RSPP di TQSA sono diverse, innanzitutto inizierei con un’accurata valutazione dei rischi reali di ciò che avviene nel quotidiano in azienda. Una volta valutati i rischi, provvederei con l’elaborazione di specifiche procedure per la pulizia ed il mantenimento dei macchinari con un occhio particolare sui miscelatori di vernici. Dopo di che visto e considerato l’atteggiamento dei dipendenti investirei nella formazione dedicata ai lavoratori ed ai preposti con corsi dedicati. Ultimo ma non per importanza, provvederei con la predisposizione di dispositivi di sicurezza sui macchinari andando a ripristinare i macchinari, oppure se vecchi ed impossibili da mettere a norma, valuterei l’acquisto di macchinari nuovi che rispettano i Requisiti Essenziali di Sicurezza (R.E.S.) della Direttiva Macchine; in particolare installazione di un sistema di protezione che impedisca il contatto con parti in movimento. Come avrai capito, le azioni più semplici, quelle che non ci impegnano a livello mentale, come la pulizia, sono le più pericolose, l’errore è dietro l’angolo e la stanchezza sommata alla poca lucidità di certo non aiutano. È per questo motivo che con il passare degli anni la tecnologia ci sta aiutando a prevenire tutti quegli infortuni che avvengono per sottovalutazione dei rischi, prevedendo dei requisiti essenziali di sicurezza che non vanno assolutamente manomessi. Prevedere delle procedure sistematiche che tengano conto della sicurezza è buona cosa, così che eseguendo giornalmente tutte le attività nella maniera corretta diventi un’azione quasi automatica ma pur sempre nella più totale sicurezza. Questi sono i miei consigli, se anche tu esegui operazioni di pulizia con macchinari in movimento ora hai tutte le informazioni per correggere il tiro prima che qualcuno dei tuoi dipendenti si faccia del male. Come sempre spero di esserti stato d’aiuto, alla prossima settimana.

  • Sicurezza sul lavoro: un elemento imprescindibile

    Buongiorno Caro lettore, Come ben saprai a più o meno un anno dalla catastrofe epidemiologica che il nostro paese ed in particolare Bergamo ha dovuto subire, tutte le imprese stanno nuovamente reintegrando il loro organico dipendenti. Finalmente la pessima e precaria situazione lavorativa dovuta al Covid-19 sta piano piano scomparendo, non neghiamo che qualche strascico lo ha lasciato e ci spiace per le persone che in questo momento versano in cattive acque, ma a renderci fieri del nostro paese anche se in maniera lieve sono appunto i reintegri dovuti, ad una più che evidente ripresa economica che sta caratterizzando questo primo semestre del 2021. Il Nord Italia in particolare la Lombardia sono da anni i protagonisti della crescita del nostro paese, basti pensare che secondo gli ultimi dati Istat risalenti al 2018 un quinto del PIL Italiano viene prodotto proprio all’interno della nostra regione, Questo significa che noi cittadini Bergamaschi, Milanesi, Bresciani, Lodigiani, Comaschi, insomma lombardi, tutti i giorni con il sudore del nostro lavoro contribuiamo in modo sostanziale al futuro della nostra penisola. È proprio per questo motivo che in un momento di ripartenza importante come quello che stiamo affrontando, veniamo chiamati in causa per dare il massimo del nostro contributo presso le nostre sedi lavorative, cercando di portare avanti una cultura volta all’artigianalità, alla qualità e all’ innovazione che da sempre caratterizzano le piccole medie imprese di questo territorio. Ma questa nonostante le cose positive che ho già citato non è una favola a lieto fine, anzi tutt’altro perché infatti ciò di cui ti volevo parlare oggi sono cinque decessi e due infortuni gravi avvenuti sul territorio Bergamasco dal 4 maggio al 4 giugno del 2021. Non sono solito affrontare questo tipo di argomenti, anzi solitamente cerco di fare appassionare i miei lettori alla sicurezza, perché non è sempre come la dipingono molte testate giornalistiche,