Radiazioni ottiche artificiali: effetti e misurazioni



Buongiorno

Caro lettore, bentornato nel nostro spazio settimanale di condivisione e approfondimento di temi legati alla sicurezza sul lavoro.


Oggi ti voglio parlare di un argomento molto popolare, le radiazioni ottiche artificiali, devi sapere che sono molte le attività che devono eseguire questo tipo di valutazione, dal semplice studio dentistico ad aziende più strutturate dove le componenti di rischio sono maggiori come, per esempio, chi esegue attività di saldatura o tagli al laser, per intenderci la maggior parte delle aziende metalmeccaniche.

Quindi leggi attentamente questo approfondimento perché la tua azienda potrebbe dover fare o aggiornare questo tipo di valutazione, ed è bene che tu sappia tutto il processo che sta dietro un numero.

Ma andiamo per gradi...


Cosa sono le radiazioni ottiche artificiali?


Con l’acronimo ROA (radiazioni ottiche artificiali) si intendono tutte le radiazioni elettromagnetiche, generate artificialmente, aventi una lunghezza d’onda compresa tra 100 nm e 1 mm che possono essere suddivise in tre fasce:


  • radiazioni ultraviolette (UV);

  • radiazioni visibili;

  • radiazioni infrarosse (IR).


Tutte le radiazioni ottiche non provenienti dal Sole, quindi, vengono generate artificialmente da determinate sorgenti e rientrano nella definizione di ROA.


Quali possono esser le sorgenti di radiazioni ottiche artificiali?


Le sorgenti di ROA possono essere suddivise in giustificabili (cioè intrinsecamente sicure e innocue nelle condizioni di utilizzo abituali) o non giustificabili.


Le ROA non giustificabili possono essere emesse da: attività di saldatura, lampade germicide per la disinfezione e sterilizzazione, lampade abbronzanti, corpi incandescenti come il metallo fuso, laser, display, monitor, ecc.


Costituiscono sorgenti giustificabili: monitor dei computer, fotocopiatrici, display, lampade di illuminazione standard di ambienti domestici e di ufficio, ecc.


Gli organi “bersaglio” di un’esposizione a ROA sono gli occhi e la pelle. La tipologia di effetti su tali organi dipende dalla lunghezza d’onda della radiazione incidente; la gravità dell’effetto, invece, dipende dall’intensità della radiazione stessa.


Come si misurano le radiazioni ottiche artificiali?


Per i rilievi si utilizza un foto-radiometro portatile in grado eseguire misure di radiazioni ottiche non coerenti in accordo alla direttiva europea 2006.25. CE ed al decreto legislativo 81.2008.


Lo strumento è composto da una serie di sensori per coprire le differenti porzioni spettrali e da un piccolo LASER che serve ad indicare la sorgente analizzata.


Lo strumento è corredato da specifico software che permette l’analisi dei dati rilevati e di verificare il rispetto dei limiti imposti dalla normativa.


Quali effetti hanno le radiazioni ottiche artificiali sull’uomo?


Come prima citato gli organi più colpiti dalle radiazioni sono la pelle e gli occhi approfondiamo ora quali danni può provocare un’eccessiva esposizione.


Sulla pelle, l’esposizione a ROA può provocare:

  • eritemi

  • bruciature

  • invecchiamento accelerato

  • tumori cutanei;


mentre per quanto riguarda l’apparato visivo (occhi) possono verificarsi:

  • cataratte

  • bruciature di cornea e retina

  • lesioni della retina

  • fotocheratite

  • fotocongiuntivite


In considerazione delle conseguenze negative che il lavoratore può avere, è di fondamentale importanza (e richiesto peraltro dal DLgs 81/2008) che il Datore di Lavoro valuti adeguatamente il rischio connesso all’esposizione a ROA e, se necessario, metta in atto un piano di misure tecniche-organizzative volte ad eliminare o, laddove non fosse possibile, ridurre al minimo l’esposizione dei lavoratori.


Quando è necessaria la valutazione dell’esposizione a ROA e quando è necessario effettuare le misure?


Come stabilito dall’art. 216 del D.lgs. 81/2008, il Datore di Lavoro deve valutare sempre l’esposizione dei lavoratori alle ROA, in relazione alle attività svolte e alle sorgenti presenti nell’ambiente di lavoro.


Pertanto, nell’ottica della valutazione dei rischi, è bene che il Datore di Lavoro parta con un censimento di tutte le sorgenti di radiazioni ottiche artificiali presenti nell’ambiente di lavoro.


Nel caso in cui le sorgenti presenti siano tutte giustificabili non è necessario ricorrere alle misurazioni.


Viceversa, se sono presenti sorgenti non giustificabili, quali le attività prima elencate (attività di 8saldatura, lampade abbronzanti, laser, corpi incandescenti, ecc.), e non si può escludere a priori il superamento dei valori limite di esposizione stabiliti dal D.lgs. 81/2008, è necessario ricorrere alle misurazioni.


Generalmente, in questi casi, il rischio viene approfondito dettagliatamente seguendo i seguenti step:

  • analisi del lavoro: finalizzata alla definizione di una corretta strategia di misurazione;

  • scelta della strategia di misurazione;

  • misurazioni: esecuzione dei rilievi radiometrici;

  • calcolo dell’esposizione e confronto con i valori limite di esposizione.


Ogni quanto tempo deve essere aggiornata la valutazione?


L’art. 181, comma 2, stabilisce che la valutazione dei rischi derivanti da esposizioni ad agenti fisici (tra cui le radiazioni ottiche artificiali) deve essere effettuata, con cadenza almeno quadriennale, da personale qualificato nell’ambito del servizio di prevenzione e protezione in possesso di specifiche conoscenze in materia.


Inoltre, tale valutazione deve essere aggiornata ogni qual volta si verifichino mutamenti che potrebbero renderla obsoleta o quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne mostrino la necessità.


Come sempre spero di esserti stato d’aiuto a comprendere al meglio ciò che svolgiamo all’interno della tua attività.

Per qualsiasi dubbio non esitare a contattarmi. Buona giornata e alla prossima!


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