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  • Appalti, Subappalti e DUVRI: tutto ciò che devi sapere

    Argomentazione degli obblighi richiamati dall’art. 26 del Testo Unico su Salute e Sicurezza connessi ai contratti d’appalto, d’opera o di somministrazione. Buongiorno caro lettore, oggi ti scrivo perché ultimamente, a me ed al nostro ufficio tecnico, sono state poste parecchie domande di delucidazioni e chiarimenti in merito alla sicurezza in fase di appalto, così ho pensato potesse interessare anche te e tutti i lettori del nostro blog. In edilizia, ma così come in altri settori si è soliti cedere parte del proprio lavoro a professionisti che non fanno parte dell’organico del committente diretto, ovviamente per svariati motivi che possono essere un problema di mole di lavoro o perché si richiede una lavorazione particolare solo un tecnico specializzato è in grado di eseguire. Ma, ovviamente, la decisione di un’azienda di fare entrare altre aziende all’interno della propria, per eseguire servizi esternalizzando alcuni processi della propria attività, ha delle conseguenze in relazione agli obblighi e alle responsabilità per la tutela della sicurezza dei lavoratori. Questi sono richiamati dal Testo Unico su Salute e Sicurezza, all’articolo 26 Obblighi connessi ai contratti d’appalto, d’opera o di somministrazione. Alcune definizioni... L’appalto è disciplinato dall’articolo 1655 del Codice civile ed è definito come quel contratto con il quale un soggetto, detto appaltatore, si obbliga nei confronti di un altro soggetto, detto committente, a compiere una determinata opera o un servizio dietro corrispettivo in denaro, con propria organizzazione di mezzi e con gestione a proprio rischio. Il contratto d’opera, invece, può essere inteso come un particolare contratto d’appalto, dove l’appaltatore è una persona fisica invece di un’azienda. Il contratto di somministrazione, infine, è relativo all’esecuzione di prestazioni periodiche o continuative. Quando queste vengono svolte all’interno dell’azienda o dell’unità produttiva del committente, ma anche fuori di essa, quando però queste siano eseguite nell’ambito dello stesso processo produttivo, in luoghi in cui il committente abbia la disponibilità giuridica, il datore di lavoro committente ha in carico due distinti obblighi. Subappalto, è un contratto di appalto stipulato da chi a sua volta sia appaltatore nei confronti del committente originario. L’Appaltatore, è parte "attiva" del contratto di appalto, è colui, imprenditore, che con organizzazione propria di mezzi e con proprio rischio, assume l'incarico di realizzare l'opera affidata dal committente. I soggetti responsabili Per quanto riguarda i soggetti coinvolti devi sapere che quando il committente possiede la “disponibilità giuridica dei luoghi in cui si svolge l'appalto o la prestazione di lavoro autonomo” è identificato come datore di lavoro. Quando il committente affida i lavori a più imprese esecutrici o lavoratori autonomi tramite un contratto di subappalto, oltre ad appaltante e appaltatore, entrano in gioco anche i datori di lavoro di tali imprese, chiamati subappaltatori. Questi ultimi collaborano tra di loro alla realizzazione dell’opera finale. All'interno di un contratto di appalto, è ammessa infatti la presenza di più datori di lavoro, che, limitatamente alle loro competenze, esercitano le proprie responsabilità e cooperano tra di loro per attuare misure di prevenzione e protezione all'interno dell'area di lavoro comune e coordinano gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi a cui sono esposti i lavoratori. Obblighi datore di lavoro committente In tutti gli appalti, nel caso di affidamento di lavori o servizi relativi all'intero ciclo produttivo dell'azienda a imprese o lavoratori autonomi, gli obblighi del datore di lavoro committente sono: Verificare l’idoneità tecnico professionale delle imprese appaltatrici o dei lavoratori autonomi in relazione ai lavori, ai servizi e alle forniture da affidare in appalto, attraverso l’acquisizione dei requisiti descritti nell’art. 27 del D.lgs. 81/2008, e fornire agli stessi soggetti dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell'ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività; Elaborare un Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenziali (DUVRI); Munire il personale dell’impresa appaltatrice o subappaltatrice di apposita tessera di riconoscimento, corredata di fotografia, contenente le generalità del lavoratore e l’indicazione del datore di lavoro. Tale compito spetta anche ai lavoratori autonomi che esercitano direttamente la propria attività nel medesimo luogo di lavoro, e sono tenuti a provvedervi per conto proprio. Modalità di verifica idoneità La verifica viene eseguita attraverso le seguenti modalità: acquisizione del certificato di iscrizione alla Camera di Commercio, Industria e Artigianato acquisizione dell'autocertificazione dell'impresa appaltatrice o dei lavoratori autonomi del possesso dei requisiti di idoneità tecnico professionale, ai sensi dell'articolo 47 del D. Lgs. 81/2008 Elaborazione Duvri Ricorda, se non ci sono interferenze il DUVRI non deve essere stilato. Qualora il datore di lavoro non coincidesse con il committente, il soggetto che affida il contratto redige il DUVRI, il quale verrà firmato dall’esecutore per accettazione e allegato agli atti contrattuali, poiché l’appaltatore dovrà espletare le attività ivi previste. E' un documento dinamico che dovrà essere aggiornato ogni qualvolta si introduca una modifica di carattere tecnico, organizzativo o logistico, e soprattutto in fase di esecuzione del contratto. Il DUVRI, quindi, contiene: la definizione delle misure da adottare per eliminare o ridurre i rischi da interferenze; le modalità di cooperazione, coordinamento ed informazione da applicare al fine di proteggere i lavoratori ed eliminare i rischi. La legge non lo specifica, ma è comodo che il DUVRI integri le dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività. Il comma 5 dell’articolo 26 stabilisce che i contratti di appalto debbano indicare i costi delle misure adottate per eliminare o, ove ciò non sia possibile, ridurre al minimo i rischi in materia di salute e sicurezza sul lavoro derivanti dalle interferenze delle lavorazioni specificando inoltre che questi non sono soggetti a ribasso. Si deve quindi riflettere che gli oneri della sicurezza, che a prima vista sembrano essere una trovata molto brillante, in realtà sono la misura dell’insicurezza del lavoro: tanto più sono alti, tanti più pericoli non sono stati gestiti con mezzi più efficaci. Sanzioni per datore di lavoro committente Ultime ma non meno importanti sono le sanzioni previste per il mancato rispetto degli obblighi da parte del datore di lavoro committente: Mancata verifica idoneità tecnico-professionale: arresto da due a quattro mesi o ammenda da 1.096,00€ a 5.260,80 € Mancata informazione sui rischi esistenti nell’ambiente: arresto da due a quattro mesi o ammenda da 822,00 € a 4.384,00 € Mancata collaborazione e coordinamento tra i datori di lavoro delle varie imprese: arresto da due a quattro mesi o ammenda da 1.644,00 € a 6.576,00 € Mancato utilizzo della tessera di riconoscimento: sanzione amministrativa pecuniaria da 109,60 € a 548,00 € per ciascun lavoratore Spero come sempre di esserti stato d’aiuto e di aver fugato i tuoi dubbi, se invece c’è ancora qualcosa che ritieni sia non chiaro, scrivimi pure senza problemi sarò più che lito di risponderti e spiegarti tutto passo per passo. Colgo come sempre l’occasione per salutarti ed augurarti una buona giornata. Alla prossima!

  • DVR esempio: il documento indispensabile in azienda

    Buongiorno Caro lettore, benvenuto al nostro appuntamento settimanale. Oggi andremo a parlare di uno dei capisaldi della sicurezza sul lavoro, il documento madre di tutti i documenti, l’unico e indispensabile documento di valutazione dei rischi o più comunemente chiamato “DVR”. Che cosa è il DVR? Per DVR si intende il Documento di Valutazione dei Rischi, il D. Lgs. 81/08, il cosiddetto “Testo Unico sulla Sicurezza”, impone al datore di lavoro (o chi per lui) di valutare i rischi e conseguentemente redigere tale documento che attesta di aver visionato, identificato e valutato i rischi a cui sono soggetti i lavoratori, con il fine di attuare delle misure di prevenzione e protezione degli stessi. DVR senza dipendenti: deve essere redatto? Il Documento di Valutazione dei Rischi è obbligatorio per tutte le aziende che abbiano almeno 1 lavoratore dipendente. Sono, invece, esonerati dalla redazione del DVR i liberi professionisti, le ditte individuali, le imprese familiari (purché senza dipendenti) e le società con un unico socio lavoratore, ad eccezione delle società semplici e delle società in nome collettivo. Ne consegue, che solamente chi svolge la propria attività individualmente, ossia da solo e per proprio conto, qualunque sia la sua natura, non è tenuto a redigere il Documento Valutazione Rischi. Al contrario, ad esempio, il professionista che, sebbene eserciti l'attività lavorativa in forma individuale, si avvalga di un praticante, con o senza retribuzione, ha l'obbligo di osservare la normativa in materia e quindi deve adottare il Documento Valutazione Rischi. Chi deve redigere il DVR? Tutte le aziende con almeno 1 dipendente devono munirsi del Documento Valutazione Rischi (DVR), una relazione in cui sono individuati tutti i rischi che potrebbero rappresentare un pericolo per la salute e la sicurezza dei lavoratori. La valutazione dei rischi, quindi, è un elemento indispensabile per capire quali misure di prevenzione e protezione adottare. Cosa contiene il DVR? Ai sensi dell'art. 28, comma 2, del D.lgs. 81/2008 e simili il documento di valutazione dei rischi deve contenere: una relazione sulla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l’attività lavorativa, nella quale sono specificati i criteri adottati per la valutazione stessa; l’indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate e dei dispositivi di protezione individuali adottati, a seguito della valutazione; il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza; l’individuazione delle procedure per l’attuazione delle misure da realizzare, nonché dei ruoli dell'organizzazione aziendale che vi debbono provvedere, a cui devono essere assegnati unicamente soggetti in possesso di adeguate competenze e poteri; l’indicazione del nominativo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza o di quello territoriale e del medico competente che ha partecipato alla valutazione del rischio; l’individuazione delle mansioni che eventualmente espongono i lavoratori a rischi specifici che richiedono una riconosciuta capacità professionale, specifica esperienza, adeguata formazione e addestramento. Qual è la struttura del DVR? Di seguito un esempio di DVR, con annessa struttura: Dati identificativi aziendali: ragione sociale, contatti aziendali, indirizzo di tutte le sedi, tipologia di attività svolta, codice ATECO, numero dipendenti, dati anagrafici del Datore di Lavoro e di eventuali suoi formalmente delegati per compiti di sicurezza sul lavoro, planimetria (riportante anche i macchinari e gli impianti utilizzati e la loro collocazione). Organigramma del servizio di prevenzione e protezione: anagrafica delle persone facenti parte del servizio di prevenzione e protezione (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, Medico Competente, Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, Addetti alla Gestione delle Emergenze). Descrizione dei luoghi di lavoro: descrizione di tutti i luoghi di lavoro destinati ad ospitare posti di lavoro, ubicati all'interno dell'azienda, nonché ogni altro luogo di pertinenza dell'azienda accessibile al lavoratore nell'ambito del proprio lavoro. Descrizione dei processi produttivi ed identificazione delle mansioni. Identificazione delle mansioni, associando a ciascuna mansione i rischi principali al quale il lavoratore che la svolge è esposto. Criteri di valutazione dei rischi: la valutazione dei rischi consente al datore di lavoro di adottare le misure necessarie per la tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori e di garantire che le misure preventive e i metodi di lavoro e di produzione, ritenuti necessari e attuati in funzione della valutazione dei rischi, migliorino il livello di protezione dei lavoratori. Pertanto, le misure preventive sono ritenute necessarie e attuate in funzione della valutazione dei rischi. Analisi e valutazione dei rischi. Descrizione delle diverse fasi del processo produttivo con elenco degli impianti presenti, dei macchinari e delle attrezzature utilizzate, delle sostanze chimiche impiegate. Verifica dei luoghi di lavoro e dei processi produttivi. Nomina Medico. Formazione, informazione e addestramento dei lavoratori e dei loro rappresentanti. Programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza. Il DVR dove deve essere custodito? Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), redatto a conclusione della valutazione, deve essere custodito presso l’unità produttiva alla quale si riferisce la valutazione dei rischi e può essere conservato, nel rispetto delle prescrizioni contenute nel TU 81/08, su supporto informatico. DVR esempio Inoltre, ho deciso di inserirti un esempio del DVR, un FAC SIMILE che solitamente forniamo ai nostri clienti, così se sei curioso e ti va di darci un occhio puoi farlo con tutta calma, comprendendo la logica che sta dietro a tale documento fondamentale per lavorare in sicurezza. Se in quest’annetto sono riuscito a farti appassionare un minimo alla sicurezza, e spero sia così, mi raccomando prova a controllare qui se ti sei perso qualche articolo, potrai leggerlo con calma in ogni momento. Grazie mille come sempre per il seguito e ci sentiamo la prossima settimana con un nuovo argomento!!

  • Lavorare al freddo: quali sono i rischi?

    Buongiorno caro lettore, come avrai potuto constatare tu stesso da alcune settimane a questa parte, il clima sta diventando sempre più rigido, logicamente con la successione delle stagioni andremo via via ad avere temperature sempre più basse, ed è bene che si valutino i rischi del lavorare in ambienti in cui le temperature sono piuttosto severe. Prima di affrontare l’argomento odierno è bene che si faccia una distinzione; infatti, vi sono ambienti severi caldi e ambienti severi freddi, dovuti alle stagioni che caratterizzano l’anno solare, per chi svolge lavori all’aperto, oppure dal tipo di settore per chi svolge la propria attività lavorativa in un luogo chiuso. Il rischio da stress termico si presenta quando il sistema di termoregolazione dell’organismo umano è sottoposto ad un impegno gravoso al fine di mantenere il necessario equilibrio termico (omeotermia) sia in ambienti con alte che con basse temperature. Cosa vuol dire lavorare al freddo? Non esistono parametri scientifici per definire quando un individuo percepisce freddo. La sensazione del freddo dipende da vari fattori, ma, in linea generale, si può definire lavoro al freddo quello svolto a temperature inferiori a 15° soprattutto se riguarda lavori sedentari e che implicano minimi movimenti; in queste condizioni la sensazione di disagio percepita dai lavoratori dipende dalle differenze individuali. Di contro, per lavori che si svolgono a temperature inferiori ai 5°, e in particolare per tutte operazioni svolte a temperature sotto lo zero, il rischio che il lavoratore corre è immediato, grave e da valutare con la massima attenzione. La sensazione del freddo varia inoltre a seconda di una serie di fattori ambientali e di differenze di percezione individuali, possono verificarsi situazioni particolari anche con venti più o meno forti o situazioni di umidità, entrambe i fenomeni tendono ad aumentare la percezione del freddo. In estrema sintesi può essere considerato un ambiente di lavoro freddo quello in cui la perdita termica è superiore a quella che si osserva abitualmente. Lavorare al freddo è dannoso per la salute? Anche per questo aspetto si rilevano molte varianti. Alcuni danni sono direttamente provocati dall’esposizione al freddo, altri sono conseguenze indirette del lavoro in ambienti freddi. Tra queste ultime per esempio sono diffusissime in questo periodo dell’anno le cadute su ghiaccio o incidenti dovuti alla perdita di sensibilità provocata dal freddo. I disturbi provocati direttamente dall’esposizione al freddo sono di carattere locale e generale. A carattere locale il lavoro al freddo può provocare vari disturbi agli arti che vanno dalla semplice perdita di sensibilità a geloni. A livello generale i rischi sono molto più gravi perché chi lavora al freddo è esposto a rischio ipotermia, un disturbo per cui l’individuo non è più in grado di regolare la sua temperatura interna e che può aver conseguenze drammatiche quali alterazioni dello stato di coscienza, coma e anche decesso. Molto diffusi anche tra i lavoratori che lavorano a besse temperature i disturbi all’apparato muscoloscheletrico. Quali sono le professioni più a rischio? Le attività lavorative più rischiose riguardano: Lavori in locali mantenuti a basse temperature; Lavori effettuati all’esterno; Lavori effettuati in altitudine; Lavori effettuati in acque fredde. Gli addetti alla preparazione, stoccaggio e trasporto di prodotti delle industrie agroalimentari lavorano in ambienti le cui temperature possono andare dai -20° ai 12°. Questi lavoratori devono prendere tutte le precauzioni possibili per limitare l’esposizione al freddo intenso stabilendo opportuni turni di lavoro e adottando i necessari dispositivi di protezione personale. Tecnici, muratori, agricoltori, trasportatori e molti altri si trovano a lavorare all’estero in inverno con temperature che possono toccare anche il sottozero. Inoltre, per questi lavoratori sono esposti a ulteriori fattori di rischio ambientale quali la presenza di vento, pioggia, neve e ghiaccio. Questi lavoratori devono proteggersi adeguatamente attraverso capi di vestiario adatti che li tengano al caldo senza provocare una eccessiva sudorazione. Chi deve lavorare a grandi altitudini (personale di impianti sciistici, manutentori, guide d’alta montagna, guardie di frontiera, ecc) oltre all’ipotermia deve proteggersi dall’ipossia, la carenza di ossigeno nel sangue data dalla rarefazione dello stesso nell’aria di alta montagna. L’organismo è quindi già debilitato dall’affrontare questo stress fisico ed ha minori energie per contrastare il freddo e mantenere la temperatura interna stabile. L’organismo umano ha una bassissima capacità di sopravvivenza in acqua fredda. Basti pensare che un uomo può sopravvivere in acque calme alla temperatura di 18° per sole 4 ore circa. Chi lavora in acqua fredda (ad esempio soccorritori, sommozzatori, addetti alla riparazione manutenzioni di strutture sottomarine) deve quindi lavorare sotto strettissima sorveglianza, con protezioni idonee e per periodi di lavoro brevissimi. Come valutare il rischio da stress termico per gli ambienti severi freddi? La norma UNI EN ISO 15743:2008 (Ergonomia dell'ambiente termico - Posti di lavoro al freddo - Valutazione e gestione del rischio) fornisce uno strumento pratico per valutare e gestire il rischio nei posti di lavoro al freddo e comprende modelli e metodi per la valutazione e la gestione del rischio, un elenco di controlli per identificare i problemi legati al lavoro al freddo, un metodo ed un questionario utilizzabili dai medici per identificare i lavoratori che presentano sintomi tali da aumentare la sensibilità al freddo e migliorare la protezione individuale. La norma è applicabile alle situazioni di lavoro sia all'interno sia all'esterno, compreso quello svolto all'interno dei veicoli e il lavoro esterno sotto la superficie terrestre e in mare, ma non è applicabile alle immersioni o ad altri tipi di lavoro svolti in acqua. Spero come sempre di esserti stato d’aiuto, questo è un rischio molto semplice ma che può causare malattie temporanee ma anche problemi molto più seri, quindi da non prendere assolutamente alla leggera. Alla prossima!!

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