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  • Certificazione PEFC: tutto quello che devi sapere

    Buongiorno, Caro lettore, oggi voglio introdurti una certificazione molto importante a livello ambientale, un marchio che molto spesso avrai notato durante l’acquisto di uno degli svariati prodotti che lo riportano. Come avrai intuito dal titolo sto parlando del marchio PEFC, un piccolo simbolo ma che ha un significato molto profondo, ovvero, la salvaguardia delle foreste mondiali; quindi, non chiudere l’articolo solo perché pensi ti possa far perdere cinque minuti. Ti garantisco che anche se direttamente non lavori la carta, il legno, i cosmetici o qualsiasi altro prodotto che sfrutti i frutti delle foreste, potrai comunque imparare qualcosa per acquistare prodotti più sostenibili che non recano danni all’ambiente in tutta la loro filiera produttiva. Entriamo ora un pochino più nel dettaglio... Quali sono i vantaggi di avere delle foreste sane? Le foreste giocano un ruolo fondamentale per l’ambiente, la popolazione e l’economia. Oltre a ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici e delle catastrofi naturali, rappresentano alcune delle aree biologiche più ricche della terra. Forniscono cibo, materie prime rinnovabili per molti dei nostri prodotti e mezzi di sussistenza per milioni di persone. Cambiamenti climatici e disastri naturali Catturando e immagazzinando carbonio, le foreste, assorbono significanti quantità di anidride carbonica dall’atmosfera, un albero continuerà ad immagazzinare carbonio anche dopo che è stato raccolto e usato, mobili e case in legno possono trattenerlo per centinaia di anni. Ecco perché è così importante utilizzare prodotti a base legnosa. I prodotti a base di legno e carta, prodotti con materie prime da foreste gestite in modo sostenibile, sono una scelta saggia, rinnovabile ed ecologica rispetto ad altri materiali come la plastica, che da sola, usa il 4% della produzione petrolifera globale. Allo stesso modo, la produzione di energia da legno e biomassa sempre da foreste gestite in modo sostenibile, può sostituire altri combustibili ad alta emissione di gas serra, come petrolio e carbone. Altra immensa capacità delle foreste è quella di far fronte ai pericoli naturali, fungendo da barriere contro forti piogge, inondazioni e forti venti, aiutano a controllare o ridurre il rischio di erosione del suolo, frane e valanghe. Le foreste hanno quindi un ruolo importante nella protezione delle case e delle comunità di animali e persone, e aiutano a mantenere le condizioni necessarie per la produzione agricola. La Biodiversità delle foreste Biodiversità è un termine usato per indicare la diversità della vita sulla Terra. Le foreste sono tra gli ecosistemi più ricchi del pianeta, ospitano circa l’80% degli animali e delle piante terrestri del mondo. Grazie alla loro presenza e interazione, possono avere luogo processi ecologici come l’impollinazione, la dispersione dei semi e la fertilizzazione del suolo. La biodiversità costituisce la base di molti dei valori e dei servizi che la società ricava dalle foreste, incluso cibo, fibre, biomasse, legno e rifugi per le persone e gli animali selvatici. Acqua e terreno Le foreste svolgono un ruolo chiave nella protezione delle risorse idriche e del ciclo idrico globale, gran parte dell’acqua potabile del mondo proviene da aree boschive. Attraverso le loro radici le foreste assorbono l’acqua dell’atmosfera che cade sotto forma di pioggia. Grazie al processo di evapo-traspirazione, rilasciano nuovamente acqua nell’atmosfera. Senza questo fenomeno, vi sarebbe un conseguente aumento della siccità e della desertificazione. Le foreste aiutano anche a gestire il ciclo dei nutrienti del terreno. Il suolo contiene una moltitudine di organismi, come lombrichi, formiche, termiti, batteri e funghi. La biodiversità del suolo aiuta a regolare l’insorgenza di parassiti e malattie negli ecosistemi agricoli e naturali, e inoltre controlla o riduce l’inquinamento ambientale. Questioni sociali Legna da ardere e carbone sono le principali fonti di energia per circa due miliardi di persone in tutto il mondo. La medicina tradizionale che usa materie prime derivanti dalle foreste. Le attività forestali come la caccia e la pesca forniscono oltre il 20% del fabbisogno proteico delle famiglie nei paesi in via di sviluppo. I prodotti forestali non legnosi come frutta, verdura e funghi sono componenti importanti della dieta nelle aree rurali. Le foreste contribuiscono in modo significativo alle economie nazionali e regionali. Nei paesi in via di sviluppo, le imprese forestali forniscono circa il 13–35% di tutto l'occupazione rurale non agricola, il che equivale a 17 milioni di posti di lavoro nel settore formale e 30 milioni di posti di lavoro in quello informale. Dati acquisiti dall’unione internazionale delle organizzazioni di ricerca forestale (IUFRO). Cosa significa il marchio PEFC? È possibile trovare l'etichetta PEFC su una vasta gamma di prodotti, dai tessuti, alla carta igienica e ai blocchi per appunti, ai pavimenti in legno, agli scaffali fino alle tettoie per il giardino. E naturalmente, non bisogna dimenticare il packaging: bustine di tè, cereali, riso e molto altro ancora sono disponibili in confezioni certificate PEFC. L'etichetta PEFC ti aiuta a fare una scelta semplice: scegliere un prodotto realizzato con una risorsa naturale e rinnovabile ed allo stesso tempo sostenere le foreste. Quando vedi il marchio PEFC su un prodotto, significa che proviene da una foresta certificata PEFC (ovviamente, solo il materiale di origine forestale e arborea contenuto nel prodotto). Una foresta certificata PEFC è una foresta gestita in linea con i più severi requisiti ambientali, sociali ed economici. Una foresta che ci sarà anche per le generazioni future. Attraverso la certificazione PEFC, siamo in grado di monitorare il materiale dalle foreste fino al prodotto finale, seguendo tutta la catena di fornitura. Il meccanismo per tracciare il materiale si chiama certificazione di Catena di Custodia. Oltre a garantire che il materiale proviene da una foresta certificata, il marchio PEFC tutela anche i diritti dei lavoratori lungo tutto il processo di produzione. Aziende di trasformazione La certificazione di Catena di Custodia PEFC fornisce una garanzia, verificata in maniera indipendente, che il materiale di origine legnosa e arborea certificato contenuto in un prodotto provenga da foreste gestite in modo sostenibile. Integra la certificazione di gestione forestale sostenibile PEFC, che assicura che le foreste siano gestite in linea con i rigidi requisiti ambientali, sociali ed economici. Perché certificarsi? Dalle piccole e medie imprese ai marchi globali, sempre più aziende lungo la catena di valorizzazione del legname vogliono dimostrare che i materiali di origine forestale e arborea utilizzati provengono da fonti legali e sostenibili. Alcuni lo stanno facendo in risposta ai requisiti legislativi e normativi, altri si rendono conto dei vantaggi di fornire garanzie di sostenibilità sui prodotti per affrontare le preoccupazioni ambientali, sociali ed etiche. Indipendentemente dalla motivazione, lo strumento preferito dalle aziende per dimostrare l'approvvigionamento legale e sostenibile di prodotti forestali è la certificazione di Catena di Custodia PEFC. Conformità alla legislazione I governi di tutto il mondo hanno messo in atto una normativa volta a sostenere il commercio di legname legale e a negare l'ingresso sul mercato di prodotti in legno di origine illegale. La certificazione di Catena di Custodia PEFC è progettata per consentire di dimostrare la conformità a tali requisiti legislativi, offrendo l'accesso a questi nuovi mercati. Soddisfare le aspettative dei clienti In una società dove il consumo etico è in forte aumento è fondamentale dimostrare l'impegno a frenare la deforestazione, conservare la biodiversità e agire responsabilmente a livello sociale. Ad esempio, quasi 30 governi nazionali hanno già messo in atto politiche sostenibili di approvvigionamento di legname. Allo stesso modo, un numero crescente di aziende richiede la prova di sostenibilità dai propri fornitori, con influenti associazioni imprenditoriali come il Consumer Goods Forum (CGF) che incoraggiano le aziende a insistere sulla certificazione come PEFC. Disponibilità e scelta Con il 60% delle foreste al mondo certificate PEFC (più di 300 milioni di ettari), si ha accesso a una grande fornitura di prodotti forestali legnosi e non legnosi certificati PEFC. Oltre 20.000 aziende in tutto il mondo hanno la certificazione di Catena di Custodia PEFC, garantendo la disponibilità sul mercato di un'ampia gamma di prodotti certificati PEFC. Progettato per te Non tutte le aziende sono uguali, per questo ci sono diverse soluzioni e possibilità. Sono disponibili diverse opzioni per la certificazione di Catena di Custodia PEFC: La certificazione del gruppo PEFC è soluzione per la certificazione di Catena di Custodia PEFC per le piccole aziende. Le imprese edili possono trarre vantaggio dalla certificazione di progetto PEFC per dimostrare la loro scelta di costruire con legname certificato PEFC. Le organizzazioni con attività di lavorazione in più sedi possono ottenere la certificazione per tutti i loro siti con un unico certificato tramite la certificazione multisito PEFC. Come ottenere la certificazione di Catena di Custodia? Per ottenere la certificazione Catena di Custodia PEFC, è necessario sviluppare e implementare procedure per tracciare l'acquisto, il monitoraggio, la produzione, la vendita e la registrazione di materiali certificati. Vengono utilizzate le stesse linee guida ISO accettate a livello globale per garantire l'indipendenza, la trasparenza e l'imparzialità del processo di certificazione. Qual è l’iter di certificazione PEFC? Qual è la certificazione giusta per te? In primo luogo, è necessario determinare l'ambito della certificazione. Quali prodotti vuoi vendere con una dichiarazione o il marchio PEFC? Stai cercando di certificare un progetto una tantum? Puoi decidere l'esatta portata della tua certificazione e, se necessario, forniamo diverse soluzioni di certificazione su misura come quelle citate in precedenza, ovvero, la certificazione multisito, di gruppo o di progetto. Quali sono i requisiti della certificazione PEFC? Per ottenere la certificazione Catena di Custodia PEFC, è necessario soddisfare determinati requisiti chiave: Le procedure dei sistemi di gestione devono essere conformi allo standard PEFC International Chain of Custody (PEFC ST 2002 - ITA 1002 è la traduzione italiana). È possibile integrare queste procedure nei sistemi esistenti che l'azienda potrebbe aver già implementato, ad esempio le procedure ISO 9001 o ISO 14001. È necessario identificare, verificare e formare il personale responsabile dell'esecuzione delle attività che parteciperanno all'implementazione e alla manutenzione della catena di custodia; questo include l'ufficio acquisti, il marketing e il personale di vendita. È fondamentale garantire che tutte le parti coinvolte abbiano un'adeguata conoscenza dello scopo e dei requisiti della certificazione Catena di Custodia. Sarà necessario mettere in atto i controlli necessari per verificare che il materiale di provenienza sia certificato PEFC: la produzione di prodotti certificati richiede l'acquisto di materiale certificato. Vi è un database nel sito ufficiale di PEFC dove identificare diversi fornitori. È necessario implementare processi per garantire che siano state separate la produzione o la gestione di prodotti certificati da merci non certificate e che sia stato accuratamente contabilizzato il contenuto di materia prima certificata in un prodotto che contiene sia materiale certificato che non certificato. La prova può essere richiesta in qualsiasi fase del processo. È inoltre necessario conservare i registri per dimostrare che tutti i sistemi sono conformi ai requisiti. Sarà quindi necessario condurre audit interni su base annuale. Questi audit interni si aggiungono agli audit esterni di terze parti. Il processo di certificazione Una volta che avete superato tutto il lavoro preparatorio e impostato il vostro sistema per la catena di custodia, siete pronti a richiedere la certificazione PEFC. L'audit L’organismo di certificazione valuterà il vostro sistema di Catena di Custodia, confrontandolo con gli standard della Catena di Custodia e verificando che tutti i requisiti siano soddisfatti. Ciò includerà una visita in loco da parte dei revisori dell'organismo di certificazione per valutare la conformità dell'azienda. Prima di emettere il certificato l'organismo di certificazione devono essere risolti eventuali problemi di non conformità. Il certificato Se l'organismo di certificazione ritiene che il sistema di Catena di Custodia sia conforme ai requisiti di certificazione, rilascerà un certificato PEFC. Il certificato è valido per un periodo massimo di cinque anni. Durante tale periodo, l'organismo di certificazione effettuerà audit di sorveglianza annuali per confermare che le procedure messe in atto continuino a rispettare i requisiti della catena di custodia. Al fine di rinnovare la certificazione alla scadenza del certificato, è necessario sottoporsi a un controllo di rinnovo della certificazione. Ottieni i benefici della certificazione PEFC Per le aziende agli ultimi anelli della catena di trasformazione, come i proprietari di marchi e i rivenditori, la certificazione PEFC offre molti vantaggi: dalla promozione delle proprie scelte di approvvigionamento sostenibile alla soddisfazione dei rigidi requisiti normativi e di mercato. Soddisfare le aspettative dei clienti I prodotti certificati PEFC possono portare il marchio PEFC. Questo è importante, poiché i consumatori chiedono sempre più spesso che i prodotti che acquistano provengano da una fonte sostenibile. Infatti, le etichette sono la fonte più affidabile di informazioni per i consumatori sul fatto che un prodotto sia responsabile dal punto di vista ambientale e sociale. In questi giorni, c'è un chiaro vantaggio, ma anche una chiara urgenza, di essere in grado di dimostrare l'impegno delle aziende per la sostenibilità. Acquistando e vendendo prodotti certificati PEFC, è possibile fornire un resoconto sul contributo della selvicoltura sostenibile verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile. L'approvvigionamento di materiale certificato contribuisce con tre aspetti al bilancio finale, poiché lo standard PEFC di gestione sostenibile delle foreste assicura che le foreste siano gestite in linea con rigorosi requisiti ambientali, sociali ed economici, creando valore per i suoi lavoratori e comunità. Assicura la tua fornitura PEFC è il più grande sistema al mondo per estensione di foreste certificate e gestite in modo sostenibile, l'utilizzo di materiale certificato PEFC consente di garantire la fornitura di materiale proveniente da fonti responsabili. Oltre 300 milioni di ettari di foreste certificate (60% del totale delle foreste certificate) in 45 paesi nel mondo forniscono quasi il 38% della produzione globale di legname rotondo industriale (FAO, 2018). Prova di tracciabilità La certificazione di Catena di Custodia PEFC monitora il legno proveniente da fonti sostenibili attraverso la catena di fornitura fino al prodotto finale. Dimostra che ogni fase della catena di lavorazione è strettamente controllata attraverso una verifica indipendente per garantire l'esclusione di fonti non sostenibili. Gli audit sono effettuati regolarmente e costantemente da organismi di certificazione terzi ed indipendenti. Spero di non aver deluso le tue aspettative, e che questa lettura ti possa aver lasciato qualche spunto in più per migliorare la tua attività, che tu voglia o meno adottare la certificazione PEFC. Anche solo acquistare il packaging dei tuoi prodotti con imballaggi provenienti da foreste sostenibili è un piccolo passo, ma che in grande scala sappi che fa la differenza. Se hai qualsiasi dubbio sai dove trovarmi, ti aspetto la prossima settimana con un nuovo articolo. Buona giornata!

  • Il medico competente: tutto ciò che devi sapere

    Buongiorno, caro lettore ben tornano nella nostra rubrica settimanale sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Come penso tu possa aver facilmente intuito dal titolo oggi voglio fare chiarezza circa una delle figure principali della sicurezza sul lavoro, ovvero il medico competente. Ognuno di noi nella sua carriera lavorativa, breve o lunga che sia sicuramente si sarà sottoposto ad una visita medica che attesta la propria idoneità a svolgere un determinato tipo di mansione, quindi avrai facilmente intuito ciò a cui mi sto riferendo. Bene, andiamo a chiarire ora quali sono i compiti di questa figura avvalendoci degli articoli presenti nel D.lgs. 81.08 per formulare le domande che potrebbero sorgere ai più inesperti. Chi è il medico competente? Il medico competente è una figura in possesso di specifici titoli e requisiti formativi e professionali, che collabora con il datore di lavoro ai fini della valutazione dei rischi. È nominato dallo stesso, per effettuare la sorveglianza sanitaria e per tutti gli altri compiti previsti dal decreto legislativo n. 81/2008. Quali sono le modalità di svolgimento dell’attività di medico competente? L’attività del medico competente può essere svolta in due modalità: Sia come dipendente o collaboratore di una struttura esterna pubblica o privata convenzionata con l’imprenditore; Sia come libero professionista o dipendente del datore di lavoro. Quali sono le funzioni del medico competente? Le funzioni del medico competente previste dal D.lgs. 81/2008 possono essere raggruppate in tre categorie di compiti: professionali, informativi e collaborativi. Attività di natura professionale I compiti di natura professionale svolti dal medico competente riguardano: Sorveglianza sanitaria (Art. 41, Comma 2) La sorveglianza sanitaria dei dipendenti, consistente nell’obbligo di effettuare gli accertamenti sanitari preventivi e periodici ed eventuali visite mediche se richieste dal lavoratore, qualora tale richiesta sia correlata ai rischi professionali, oppure in occasione di cambi di mansione per verificare l’idoneità del lavoratore alla mansione specifica o, infine, nei casi previsti dalla normativa vigente, alla cessazione del rapporto di lavoro nonché, a seguito dell’intervento ex D.lgs. 106/2009, in caso di visita pre-assuntiva e di visita medica precedente alla ripresa del lavoro, a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai sessanta giorni continuativi, al fine di verificare l’idoneità alla mansione. Giudizio di idoneità (Art. 41, Comma 6) Il giudizio di idoneità alla mansione specifica del lavoratore. L’idoneità o capacità di lavoro, cioè l’attitudine a compiere un lavoro, viene distinta in idoneità generica e specifica, la prima è riferita a fattori fisiologici e non necessita di particolare preparazione, mentre la seconda si fonda sull’abilità, capacità ed esperienza del lavoratore. Il giudizio del MC non sempre è assoluto (idoneo o non idoneo) ma può essere formulato per gradi intermedi: idoneità alla mansione assegnata; idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni o limitazioni; inidoneità temporanea (in questo caso devono essere precisati i limiti temporali di validità); inidoneità permanente. I giudizi formulati dal MC devono essere rilasciati per iscritto, copia a lavoratore e datore di lavoro. Cartelle sanitarie (Art. 25, Comma 1) L‘istituzione e l’aggiornamento delle cartelle sanitarie di rischio per ogni lavoratore sottoposto a sorveglianza sanitaria, da custodire, con salvaguardia del segreto professionale, salvo il tempo strettamente necessario per l’esecuzione della sorveglianza sanitaria e la trascrizione dei relativi risultati, presso il luogo di custodia concordato con il datore di lavoro al momento della nomina. Tenuta dei registri (Artt. 243, 280, Comma 1) La tenuta dei registri degli esposti ad agenti cancerogeni e biologici per conto del datore di lavoro, che li deve istituire ed aggiornare tramite il medico competente. Funzioni di natura informativa I compiti informativi svolti dal Medico Competente riguardano le seguenti attività: Collaborare all’attività di formazione e informazione dei lavoratori, per la parte di propria competenza; Fornire informazione ai lavoratori sul significato e sui risultati della sorveglianza sanitaria cui sono sottoposti; Informare il datore di lavoro dell’esito di accertamenti sanitari che abbiano evidenziato nei lavoratori esposti in modo analogo ad uno stesso agente cancerogeno o biologico l’esistenza di un’anomalia imputabile a tale esposizione; Consegnare al lavoratore, alla cessazione del rapporto di lavoro, copia della cartella sanitaria e di rischio; Comunicare per iscritto, in occasione delle riunioni periodiche di prevenzione e protezione dei rischi, i risultati anonimi e collettivi degli accertamenti effettuati e fornire indicazioni sul significato dei risultati. Funzioni di natura collaborativa Infine, il medico competente, sulla base della specifica conoscenza dell’organizzazione dell’azienda, ovvero dell’unità produttiva e delle situazioni di rischio, ha il compito di collaborare col datore di lavoro e col Servizio di Prevenzione e Protezione alla: Valutazione dei rischi: valutazione dei rischi e predisposizione ed attuazione delle misure per la tutela della salute e dell’integrità psico-fisica dei lavoratori. In tale contesto dovrà partecipare alla riunione periodica di prevenzione ed informare il datore di lavoro sulle misure protettive speciali da attuare per i lavoratori esposti ad agenti cancerogeni ed a rischi biologici. Visita ambienti di lavoro: visita degli ambienti di lavoro almeno una volta l’anno, salvo stabilire una cadenza diversa, in base alla valutazione dei rischi; in tal caso dovrà darne comunicazione al datore di lavoro affinché questi provveda ad annotarlo nel documento di valutazione dei rischi Esposizione dei lavoratori, primo soccorso e promozione della salute: partecipare alla programmazione del controllo dell’esposizione dei lavoratori i cui risultati gli sono forniti con tempestività ai fini delle valutazioni e dei pareri di competenza. Collaborare con il datore di lavoro alla predisposizione del servizio di primo soccorso. Cooperare alla attuazione e valorizzazione di programmi volontari di “promozione della salute”, secondo i principi della responsabilità sociale. Chi nomina il medico competente? Il D.lgs. 81/08 prevede che la nomina del medico competente sia carico del datore di lavoro e del dirigente, previa consultazione dell’RLS(Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza). In occasione della nomina del medico competente, il datore di lavoro deve accertare che questi sia in possesso di uno dei titoli o requisiti che consentono l’iscrizione nell’elenco dei medici competenti istituiti presso il Ministero della Salute. L’obbligo di nomina del medico competente può essere delegato anche ad altro soggetto aziendale. Se l’incombenza di nominare il medico competente viene conferita dal datore a un dirigente con atti, procedure, ordini di servizio ordinari, non è necessaria la delega. La nomina del medico competente è obbligatoria? La norma prevede esplicitamente l’obbligo per il datore di lavoro o dirigente di “nominare il medico competente per: Effettuare la sorveglianza sanitaria nei casi previsti dal decreto legislativo” (art. 18, comma 1 lettera a), D.lgs. 81/2008), per inadempienza a tale obbligo il datore di lavoro o dirigente è sanzionato con l’arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 1.644,00 a 6.576,00 euro. Previa consultazione del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (art. 18, comma 1 lettera s). La violazione della diposizione di cui alla lettera s), l’ammenda prevista è da 2.192,00 a 4.384,00 euro. È possibile nominare più medici competenti? L’art. 39 prevede che il datore di lavoro nei casi di aziende con più unità produttive, nei casi di gruppi d’imprese nonché qualora la valutazione dei rischi ne evidenzi la necessità, possa nominare più medici competenti, individuando tra essi un medico con funzioni di coordinamento. Come si nomina il medico competente? L’atto di nomina deve essere formalizzato da una apposita scrittura firmata dall’incaricante e sottoscritta per accettazione dal professionista. L’opportunità di formalizzare la nomina con una lettera è sostenuta dalla prassi dell’Organo di Vigilanza di chiedere, in sede ispettiva, il documento comprovante l’incarico (e la relativa accettazione) del medico competente. Nella lettera dovranno essere indicati: Il nominativo e i dati anagrafici e fiscali dei contraenti (datore di lavoro o dirigente e medico competente), anche l’oggetto e la durata del contratto (decorrenza e termine) La tipologia dell’impegno richiesto in riferimento alla normativa vigente. Viene suggerito anche di specificare, già nella lettera di nomina, il luogo concordato di tenuta delle cartelle sanitarie e di rischio, come indicato dall’art. 25. Chi è abilitato a svolgere il ruolo del medico competente? Per svolgere il ruolo di medico competente occorre che il medico sia in possesso di uno dei seguenti titoli: Specializzazione in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica; Docenza in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica o in tossicologia industriale o in igiene industriale o in fisiologia e igiene del lavoro o in clinica del lavoro; Autorizzazione di cui all’articolo 55 del D.lgs. 277/91; Specializzazione in igiene e medicina preventiva o in medicina legale; Il medico competente ha l’onere di comunicare mediante autocertificazione, il possesso dei titoli e requisiti di cui sopra al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali. Medico competente sicurezza: il D.lgs. 81/08 L’art. 39 del D.lgs. 81/08 disciplina le modalità di svolgimento dell’attività di medico competente, introducendo, rispetto alla normativa previgente, interessanti elementi di novità quali: Il codice etico Il comma 1 dell’art. 39 dispone che l’attività di medico competente è svolta secondo i principi della medicina del lavoro e del codice etico della Commissione internazionale di salute occupazionale (ICOH). Il contratto Il comma 2 dell’art. 39 definisce la cornice contrattuale all’interno della quale possono essere svolte le funzioni di medico competente. La norma precisa che il medico competente può svolgere la propria opera in qualità di: a) dipendente o collaboratore di una struttura esterna pubblica o privata, convenzionata con l’imprenditore; b) libero professionista; c) dipendente del datore di lavoro. Il medico competente può essere dipendente di struttura pubblica? Il comma 3 dell’art. 39 conferma il divieto, solo ed esclusivamente per i dipendenti di struttura pubblica assegnati agli uffici che svolgono attività di vigilanza, di svolgere l’attività di medico competente. Le condizioni necessarie allo svolgimento dei compiti Il comma 4 dell’art. 39 prevede che il datore di lavoro assicuri al medico competente le condizioni necessarie per lo svolgimento di tutti i suoi compiti e ne garantisca l’autonomia. La collaborazione con medici specialisti Il comma 5 dell’art. 39 prevede che il medico competente possa avvalersi, per gli accertamenti diagnostici, della collaborazione di medici specialisti scelti in accordo con il datore di lavoro che ne sopporta gli oneri. Bene, spero come sempre di averti offerto una panoramica completa circa l’argomento trattato, se hai ancora qualche domanda non esitare a pormela, scrivimi senza problemi, io o uno dei miei collaboratori saremo più che lieti di risponderti. Colgo l’occasione per augurarti una buona giornata. Alla prossima!

  • Verifica impianto messa a terra condominio: ciò che devi sapere

    Buongiorno, caro lettore bentornato nel nostro appuntamento settimanale sulla sicurezza all’interno dei luoghi di lavoro, questa settimana affronteremo un argomento molto particolare e di nicchia, ma sono estremamente certo che tra i lettori qualcuno che si sia trovato difronte ad una situazione simile senz’altro c’è. È risaputo che all’interno della maggior parte dei condomini insediati nei centri cittadini, vi siano attività commerciali di tutti i tipi, come: Commercialisti Dentisti Chirurghi Notai Avvocati Psichiatri e Psicologi Bar Ristoranti La lista potrebbe allungarsi a dismisura ma penso tu abbia compreso ciò a cui mi sto riferendo. Come sempre la sicurezza delle attività commerciali per noi di TQSA è al primo posto e il rischio elettrico è sicuramente bene non sottovalutarlo, per questo motivo è corretto che tu sia a conoscenza delle particolarità relative alla verifica periodica del tuo impianto. Molto spesso quando ci rechiamo dai clienti siti all’interno di contesti condominiali, ci viene detto che alla verifica dell’impianto ci pensa il condominio, ma è coretto? Il condominio deve fare la verifica periodica dell’impianto di messa a terra? Uno dei punti molto dibattuto dell’interpretazione della legge è se anche i condomini sono obbligati alla verifica dell’impianto di terra. La risposta è affermativa, in quanto in essi si individuano ambienti di lavoro. Infatti, anche qualora non vi fossero rapporti di lavoro dipendente, (portierato, etc.) occorre comunque garantire l’incolumità di coloro che sono chiamati a vario titolo a prestare la propria attività lavorativa presso un luogo ove è installato un impianto elettrico (ditta per la manutenzione degli impianti, ditta delle pulizie, etc.). Per quale motivo è così dibattuto? In effetti bisogna dire che tale l’obbligo non è specificato esplicitamente dalla legge. Esso è sancito nelle note che il ministero delle attività produttive ha emesso nel rispondere ai quesiti posti da alcuni organismi di ispezione. Per esempio, nei protocolli 10723 e 10561 emanati dal ministero dello sviluppo economico si sancisce che nel condominio si configura, seppure temporaneamente, un luogo di lavoro (manutenzione, pulizia, etc.), per cui eventuali incidenti riconducibili a malfunzionamento dell’impianto elettrico sarebbero imputabili all’amministratore. La verifica periodica dell’impianto di terra sarebbe una prova liberatoria in tal senso. Laddove la norma non è chiara è la giurisprudenza a dare un indirizzo ovvero a creare un precedente che viene considerato completamento alla normativa cogente. Quando un luogo si può definire tale? Dal D.Lgs. 81/08 Testo Unico sulla Sicurezza, si intuisce che non è necessario che vi sia un rapporto di lavoro dipendente affinché si possa identificare un luogo di lavoro. Ne consegue anche che la dove c’è un luogo di lavoro c’è un lavoratore, che indipendentemente dal rapporto o contratto di lavoro in essere, deve essere tutelato. Soprattutto là dove l’impianto non compete a quest’ultimi nella conduzione e manutenzione. Vi è qualche decreto che mette chiarezza sulla questione? L’attuale panorama legislativo in materia di sicurezza degli impianti in ambito condominiale prevede l’adempimento degli obblighi imposti dal Decreto Legislativo 9 aprile 2008 conosciuto come 81/08, e dal Decreto del presidente della repubblica 22 ottobre 2001 n.462. vediamoli ora nel dettaglio... Il D.lgs. 81/08 stabilisce: All’art. 2, che si è presenza di un datore di lavoro qualora ci sia un qualsiasi tipo di incarico commissariato ad un lavoratore, senza distinzione sul tipo di contratto in essere tra le parti. All’art. 26, Il datore di lavoro, in caso di affidamento dei lavori all’impresa appaltatrice o a lavoratori autonomi… comma 1 a) Verifica l’idoneità tecnico professionale delle imprese o dei lavoratori autonomi b) Fornisce agli stessi soggetti dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività Inoltre, al Comma 3: Il datore di lavoro committente promuove la cooperazione ed il coordinamento di cui al comma 2, elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare o, ove ciò non è possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze. All’ art. 80, Il datore di lavoro prende le misure necessarie affinché i materiali e gli impianti elettrici messi a disposizione dei lavoratori siano progettati, costruiti, installati, utilizzati e mantenuti in modo da salvaguardare i lavoratori da tutti i rischi di natura elettrica. A tal fine il datore di lavoro esegue una valutazione dei rischi. A seguito della valutazione del rischio elettrico il datore di lavoro adotta le misure tecniche ed organizzative necessarie ad eliminare o ridurre al minimo i rischi presenti. Il D.P.R. 462/01 impone: all’ Art. 4 l’obbligatorietà delle verifiche periodiche degli impianti di messa a terra negli ambienti di lavoro: Il datore di lavoro è tenuto ad effettuare regolari manutenzioni dell'impianto, nonché a far sottoporre lo stesso a verifica periodica ogni cinque anni. Ad esclusione di quelli installati in cantieri, locali adibiti ad uso medico e negli ambienti a maggior rischio incendio per i quali la periodicità di verifica è biennale. Per l'effettuazione della verifica, il datore di lavoro si rivolge all'ASL o all'ARPA o ad eventuali organismi individuati dal Ministero delle attività produttive. Il soggetto che ha eseguito la verifica periodica rilascia il relativo verbale al datore di lavoro che deve conservarlo ed esibirlo a richiesta degli organi di vigilanza. Alcune considerazioni Nel caso in cui l’Amministratore assume la veste di datore di lavoro (se il condominio occupa dei lavoratori alle proprie dirette dipendenze per lo svolgimento di servizio di portierato, di pulizia, di manutenzione degli impianti, di giardinaggio, ecc.), lo stesso è tenuto ad ottemperare a tutti gli obblighi previsti per il datore di lavoro in termini di verifiche periodiche e di valutazione dei rischi, conservando i verbali dell’attività ispettiva e il documento valutazione rischi (DVR). Il D.Lgs. 81/08 individua anche il datore di lavoro nella persona che stabilisce un rapporto di lavoro tra lui stesso e una terza persona che può essere un’impresa ovvero un lavoratore autonomo. In una situazione così descritta si attivano gli obblighi previsti dalla legislazione vigente. Il legislatore non fa chiaro riferimento alla figura dell’Amministratore come datore di lavoro, ma un testo di legge nella sua genericità non può certo contemplare tutte le svariate casistiche e specificità sulle quali esso deve essere applicato. Da ultimo occorre ricordare infatti che nel 2004 la Corte di Cassazione ha condannato un Amministratore di condominio perché a seguito di un incidente occorso al portiere non aveva ottemperato quanto previsto dal DPR 462/01; nella sentenza, la stessa Corte riporta che la decisione sarebbe stata identica anche se la persona non fosse stata alle dipendenze del condominio. (Cassazione Penale Sezione IV - Sentenza n. 11504 dell'11 marzo 2004). Si ritiene pertanto che la legislazione vigente sia orientata a coinvolgere in materia di sicurezza anche l’Amministratore di condominio, in quanto ha la responsabilità dell'organizzazione stessa ed esercita i poteri decisionali e di spesa. Se ho un negozio o un ufficio all’interno di un condominio devo denunciare l’impianto ed effettuare le relative verifiche periodiche? Partendo dal presupposto che c’è un datore di lavoro, un lavoratore ed un luogo di lavoro (ufficio/negozio) esistono tutti i presupposti perché venga denunciato l’impianto e le verifiche periodiche a cura del datore di lavoro dell’impresa e non del condominio. Cosa comprende l’impianto di terra? L’impianto di terra comprende: Il dispersore (condominiale) Il collettore (condominiale) Il conduttore di terra che collega il dispersore al collettore (condominiale) Il conduttore di protezione che collega il conduttore all’impianto di terra del negozio/ufficio (di proprietà dell’impresa anche se transita nel condominio) I conduttori di protezione di tutte le prese a spina e utilizzatori del negozio/ufficio (di proprietà dell’impresa) I collegamenti equipotenziali del negozio/ufficio (di proprietà dell’impresa). In conclusione Ci troviamo di fronte situazioni impiantistiche obsolete, con evidenti rischi elettrici, spesso riscontrate dai nostri tecnici durante le attività di verifica, che evidenziano l’opportunità di intervenire in materia di sicurezza, a prescindere dalla nuova legislazione. L’invito è pertanto a vivere la verifica non come attività ispettiva subita, ma come opportunità da cogliere subito per: Mettere in sicurezza gli impianti. Sopperire alla manutenzione spesso inadeguata. Mantenere una traccia documentata delle verifiche, che non sostituisce la necessità della conservazione dei documenti dell’impianto (progetto, dichiarazioni di conformità, etc), ma evidenzia la buona volontà nel voler ben conservare gli impianti. Ricostruire un “punto zero” degli impianti “fuori controllo” (analisi situazioni critiche, sistemazione documenti, confronto tecnico con il Verificatore). Avere massima tutela in caso di infortunio. Avere tranquillità e garanzia di adempiere alle disposizioni legislative vigenti. Spero come sempre che l’argomento sia stato di tuo interesse. Se ti sono sorti dei dubbi non esitare a contattarmi, sarò più che lieto di fugare ogni dubbio. Buona giornata!

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