Lavorare al freddo: quali sono i rischi?



Buongiorno caro lettore,

come avrai potuto constatare tu stesso da alcune settimane a questa parte, il clima sta diventando sempre più rigido, logicamente con la successione delle stagioni andremo via via ad avere temperature sempre più basse, ed è bene che si valutino i rischi del lavorare in ambienti in cui le temperature sono piuttosto severe.


Prima di affrontare l’argomento odierno è bene che si faccia una distinzione; infatti, vi sono ambienti severi caldi e ambienti severi freddi, dovuti alle stagioni che caratterizzano l’anno solare, per chi svolge lavori all’aperto, oppure dal tipo di settore per chi svolge la propria attività lavorativa in un luogo chiuso.

Il rischio da stress termico si presenta quando il sistema di termoregolazione dell’organismo umano è sottoposto ad un impegno gravoso al fine di mantenere il necessario equilibrio termico (omeotermia) sia in ambienti con alte che con basse temperature.


Cosa vuol dire lavorare al freddo?


Non esistono parametri scientifici per definire quando un individuo percepisce freddo. La sensazione del freddo dipende da vari fattori, ma, in linea generale, si può definire lavoro al freddo quello svolto a temperature inferiori a 15° soprattutto se riguarda lavori sedentari e che implicano minimi movimenti; in queste condizioni la sensazione di disagio percepita dai lavoratori dipende dalle differenze individuali.


Di contro, per lavori che si svolgono a temperature inferiori ai 5°, e in particolare per tutte operazioni svolte a temperature sotto lo zero, il rischio che il lavoratore corre è immediato, grave e da valutare con la massima attenzione.

La sensazione del freddo varia inoltre a seconda di una serie di fattori ambientali e di differenze di percezione individuali, possono verificarsi situazioni particolari anche con venti più o meno forti o situazioni di umidità, entrambe i fenomeni tendono ad aumentare la percezione del freddo.

In estrema sintesi può essere considerato un ambiente di lavoro freddo quello in cui la perdita termica è superiore a quella che si osserva abitualmente.


Lavorare al freddo è dannoso per la salute?

Anche per questo aspetto si rilevano molte varianti. Alcuni danni sono direttamente provocati dall’esposizione al freddo, altri sono conseguenze indirette del lavoro in ambienti freddi.


Tra queste ultime per esempio sono diffusissime in questo periodo dell’anno le cadute su ghiaccio o incidenti dovuti alla perdita di sensibilità provocata dal freddo.


I disturbi provocati direttamente dall’esposizione al freddo sono di carattere locale e generale. A carattere locale il lavoro al freddo può provocare vari disturbi agli arti che vanno dalla semplice perdita di sensibilità a geloni.

A livello generale i rischi sono molto più gravi perché chi lavora al freddo è esposto a rischio ipotermia, un disturbo per cui l’individuo non è più in grado di regolare la sua temperatura interna e che può aver conseguenze drammatiche quali alterazioni dello stato di coscienza, coma e anche decesso.

Molto diffusi anche tra i lavoratori che lavorano a besse temperature i disturbi all’apparato muscoloscheletrico.


Quali sono le professioni più a rischio?

Le attività lavorative più rischiose riguardano:

  • Lavori in locali mantenuti a basse temperature;

  • Lavori effettuati all’esterno;

  • Lavori effettuati in altitudine;

  • Lavori effettuati in acque fredde.


Gli addetti alla preparazione, stoccaggio e trasporto di prodotti delle industrie agroalimentari lavorano in ambienti le cui temperature possono andare dai -20° ai 12°.

Questi lavoratori devono prendere tutte le precauzioni possibili per limitare l’esposizione al freddo intenso stabilendo opportuni turni di lavoro e adottando i necessari dispositivi di protezione personale.


Tecnici, muratori, agricoltori, trasportatori e molti altri si trovano a lavorare all’estero in inverno con temperature che possono toccare anche il sottozero. Inoltre, per questi lavoratori sono esposti a ulteriori fattori di rischio ambientale quali la presenza di vento, pioggia, neve e ghiaccio.


Questi lavoratori devono proteggersi adeguatamente attraverso capi di vestiario adatti che li tengano al caldo senza provocare una eccessiva sudorazione.


Chi deve lavorare a grandi altitudini (personale di impianti sciistici, manutentori, guide d’alta montagna, guardie di frontiera, ecc) oltre all’ipotermia deve proteggersi dall’ipossia, la carenza di ossigeno nel sangue data dalla rarefazione dello stesso nell’aria di alta montagna.


L’organismo è quindi già debilitato dall’affrontare questo stress fisico ed ha minori energie per contrastare il freddo e mantenere la temperatura interna stabile.

L’organismo umano ha una bassissima capacità di sopravvivenza in acqua fredda. Basti pensare che un uomo può sopravvivere in acque calme alla temperatura di 18° per sole 4 ore circa.


Chi lavora in acqua fredda (ad esempio soccorritori, sommozzatori, addetti alla riparazione manutenzioni di strutture sottomarine) deve quindi lavorare sotto strettissima sorveglianza, con protezioni idonee e per periodi di lavoro brevissimi.


Come valutare il rischio da stress termico per gli ambienti severi freddi?


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